di Roberta Lamonica

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Esce nelle sale italiane il prossimo 4 luglio, distribuito da Notorious Pictures, il nuovo film di Ken Scott, L’incredibile viaggio del fachiro (The Extraordinary Journey of the Fakir), con Dhanush, Erin Moriarty, Berenice Bejo, Barkhad Abdi, Laurent Lafitte, Gérard Jugnot.

In un periodo storico in cui la questione delle migrazioni infiamma il dibattito politico nel mondo occidentale, un film positivo e portatore di speranza su una migrazione come L’incredibile viaggio del fachiro, risulta una sorpresa piacevole e sdogana una lettura leggera, colorata e fantasiosa di un’umanità altrimenti descritta come in un perenne e chiaramente doloroso esodo biblico.

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Non che questa favola a lieto fine su un uomo dei sobborghi di Mumbai che parte per un viaggio incredibile nel Vecchio Continente, rifletta esattamente la realtà attuale. Ma l’avventura oltreconfine del regista franco-canadese alla fine risulta piuttosto gradevole. Il film funziona soprattutto grazie al fascino contagioso di Dhanush, che apporta humour e credibilità a un progetto che è una miscellanea di generi differenti (realismo magico, musical, umorismo inglese, drammone sentimentale) ma che Scott dirige con disinvoltura riuscendo a portare a casa il risultato. Prodotto con circa 20 milioni di dollari, L’incredibile viaggio del fachiro è stato dapprima distribuito in Francia, dove il romanzo di Puertolas è stato un best seller nel 2014.

Il voiceover di Dhanush e una mappa animata a spiegare il tortuoso itinerario della narrazione, fanno da ossatura alla storia che inizia e finisce nei bassifondi di Mumbai. Aja vive con la madre arrangiandosi come può per darle una mano. Il ragazzino ha un dono per i giochi di magia e si scopre che questo gli deriva dal padre, un uomo francese che ha passato del tempo in India per poi sparire nel nulla. Quando sua madre muore, Aja, fingendosi fachiro e dicendo di avere poteri magici, promette a se stesso di arrivare in Francia e di riunirsi con il padre sulla Tour Eiffel, realizzando il sogno di sua madre. Ma è all’arrivo in Francia che cominciano tutti i suoi guai…

Per 92 minuti di leggerezza e buone vibrazioni.

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