di Corinne Vosa

Unsane OutOut Magazine 1.jpg

Una foresta dalle tinte blu. Sembra una foresta incantata, ma maligna e inquietante. Una voce maschile fuori campo. La sua identità è ignota, ma capiamo che si sta rivolgendo a una donna, dichiarandole il proprio amore. Un’inquietudine tagliente è nell’aria. Questo quadro visivo,una natura dal colore inverosimile, insinua nello spettatore già un’intuizione: in questo film sarà difficile distinguere il reale dall’immaginario, al varco ci attenderà un’inevitabile confusione e un senso di stordimento.

Nella scena successiva si vede una giovane donna passeggiare per strada. Il punto di osservazione potrebbe coincidere con lo sguardo di qualcuno che non si vuole far notare, qualcuno che, oltre a noi spettatori, la spia. O almeno questa è la sensazione. Chi potrebbe essere, il cui sguardo coinciderebbe con la voce fuori campo di prima, lo capiremo presto, conoscendo la protagonista e la sua storia.

Sawyer Valentini (Claire Foy, nota per il suo ruolo da protagonista nella serie tv The Crown) è stata perseguitata da uno stalker implacabile, David Strine (Joshua Leonard) probabilmente ancora in azione. Per ricominciare da capo ha cambiato città e lavoro e cerca di vivere nel modo più normale possibile. Tuttavia la paura non svanisce e gli spettri che insidiano la sua mente continuano a perseguitarla, e succede che la ragazza si ritrovi a vedere il viso dell’uomo che la perseguita in quello di altri uomini, proiettando le sue paure sulla realtà esterna.

unsane OutOut Magazine 2.jpg

Così decide di consultare una psicoanalista di una clinica psichiatrica, ma qui con l’inganno viene trattenuta contro la sua volontà. Improvvisamente Sawyer si ritrova protagonista di un nuovo assurdo incubo: viene costretta a un ricovero di sette giorni in quest’ospedale psichiatrico, identificata come paziente pericolosa per se stessa e gli altri. Le sue grida e i suoi atti di ribellione a poco servono, ma una sorpresa ancora peggiore l’attende: riconosce in uno degli infermieri il suo stalker. Poche situazioni possono essere tanto claustrofobiche e angoscianti quanto quella di una donna ricoverata in una “prigione” di matti e medici insensibili, un luogo da cui non può tentare nessuna fuga, e in cui scopre aggirarsi il suo predatore.

Immaginate un ibrido tra quel filone di film ambientati in cliniche psichiatriche, come Ragazze interrotte o Qualcuno volò sul nido del cuculo, e thriller psicologici come Shutter Island di Martin Scorsese. Ci si chiede durante la visione del film quanto ci sia in comune con quest’ultimo: Sawyer è realmente sana di mente come afferma o magari ciò che vediamo è alterato dalle sue allucinazioni? Il nostro punto di vista sicuramente coincide con il suo, quindi se questo è deviato sono falsi, o meglio veri solo nella soggettività della protagonista, gli eventi a cui assistiamo. Tuttavia se in Shutter Island si partiva da un’ottica apparentemente realista per sfociare violentemente solo nel finale nel riconoscimento di un’autentica egemonia della pazzia, Soderbergh parte dalle premesse opposte, facendoci da subito notare l’instabilità psicologica della protagonista, per poi delineare sempre più un contorno che le è realmente ostile.

Unsane OutOut Magazine 3.jpg

Il film penetra sottilmente le psicologie della vittima e del carnefice. Di cosa è innamorato David? Della dolcezza, di una femminilità accogliente e sensibile. In Sawyer lui si illude di vedere queste qualità e non accetta una semplice realtà: lei non è una santa pronta a vivere per sempre con lui in uno stupendo “E vissero felici e contenti”. Ovviamente perchè lo odia con tutta se stessa, e noi spettatori empatizziamo completamente con lei senza dubbio. Ma c’è anche in questione la definizione della propria identità: chi è Sawer realmente? In un dialogo chiave con David emerge in modo evidente quanto la ragazza simboleggi la condizione e il sentire di tutte le donne. È in gioco il diritto a essere come si è, in una società, simboleggiata dallo psicopatico in questione, che per quanto lo neghi preserva ancora i tratti del maschilismo. I due personaggi sono le parti opposte di un conflitto millenario, in cui la donna rivendica la libertà di essere se stessa, con tutti i propri lati negativi. Sawyer è una protagonista attiva, che sa sfruttare la propria intelligenza e non ha niente da invidiare a un uomo in grinta e perseveranza. Lo stalker vuole una donna che non esiste, una bambola accondiscendente, in un certo senso una donna già morta.

Un altro aspetto che Soderbergh rende pienamente è quella sensazione di soffocamento e prigionia di cui soffrono le vittime di stalking. Ogni inquadratura è deformata e costruita per trasmettere una sensazione di instabilità e mancanza di oggettività: non siamo nel regime della razionalità, ma in quello della soggettività. La realtà che vediamo è quella captata dallo sguardo della protagonista, e oltre il suo punto di vista non ci possiamo affacciare. Le linee prospettiche sono alterate e i corpi e gli spazi ripresi da angolature che mirano ad aumentare lo stato di angoscia e a imitare stilisticamente le fattezze di un incubo. Claire Foy fornisce un’ottima interpretazione, in cui restituisce sul grande schermo tutte le potenzialità e sfumature del suo personaggio.

Unsane è un esperimento molto interessante, che, girato con l’utilizzo di soli iPhone 7 Plus, con la maestria di un grande regista quale è Soderbergh, servendosi di una tecnica innovativa, da vita a una storia carica di contenuti e suggestioni interessanti, in un crescendo emotivo magnetico e prorompente. Il regime dell’insanità mentale catturerà lo spettatore e lo getterà in un vortice di paure e sensazioni intense che accompagnano la disperata lotta per la libertà di una giovane donna.

Rispondi