Thelma: la violenta epifania dell’inconscio

di Corinne Vosa

Thelma OutOutMagazine 1.jpgThelma, una timida ragazza di provincia cresciuta in una famiglia molto religiosa, è appena arrivata a Oslo per frequentare l’università. Qui conosce Anja e presto l’amicizia tra le due si trasforma in un sentimento più profondo: proprio allora, però, Thelma scopre di avere dei poteri inquietanti e incontrollabili, legati a un terribile segreto del suo passato…

Thelma è un seducente e inquietante thriller norvegese d’autore che affronta tematiche ancestrali, quali il peccato, l’accettazione di sé e della propria oscurità e il complesso rapporto freudiano padre-figlia. Popolato da allegorie e archetipi, Thelma ha l’essenza di un antico mito greco, di cui il nucleo centrale è l’incapacità di accettare il proprio destino, quel fato a cui non possiamo sottrarci. Si genera pertanto un conflittuale rapporto tra padre e figlia, tra ciò che la ragazza dovrebbe essere agli occhi della morale e dei valori cristiani, di cui il padre si fa portavoce, e la sua reale essenza, il suo subconscio.

Thelma si pone in bilico tra un thriller psicologico e un thriller sovrannaturale, penetrando il mondo del paranormale per scavare a fondo nella complessità della mente umana e restituire la psicologia di una protagonista tutt’altro che prevedibile. Il misticismo e la religione cristiana divengono un mezzo per dare visibilità ai travagli psichici dell’inconscio. Le religioni, ma in generale anche la morale, impongono una condotta e dei divieti a cui attenersi, elementi su cui in fondo è anche basato il concetto stesso di civiltà umana. Thelma è però come posseduta da una forza sovrannaturale, un potere interiore che è espressione dei suoi desideri più reconditi, che spesso sono in antitesi con ciò che la ragione considera giusto. Una dicotomia rappresentata dai tre luoghi psichici che sono alla base della psicoanalisi freudiana: l’Es, l’Io e il Super Io. Thelma è, dunque,  un’agghiacciante riflessione sulla natura de peccato e del senso di colpa, il quale genera una repressione emotiva che sfocia in una potenza distruttrice.

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Tra le allegorie è costante la presenza del serpente, ovvia allusione al peccato originale, alla tentazione e al cedimento di Eva, figura biblica che Thelma in tanti aspetti sembra reincarnare. Entrambe sono sedotte dal male, provano desideri ardenti e proibiti, sono legate sinceramente e con devozione al loro Padre (Thelma sia a quello divino che umano, che poi coincidono metaforicamente) ma subiscono il richiamo di un’altra realtà. Interessante notare anche il desiderio di conoscenza che condividono, per cui Eva fu cacciata dall’Eden, mentre Thelma viene rimproverata dal padre per la hybris con cui si ritrova quasi inconsapevolmente a sfidare le leggi divine, sentendosi portatrice di una conoscenza, rappresentata dalla scienza, che la rende superiore ad altri.

Una forte importanza è data alla bellezza e all’energia quasi mistica di una natura selvaggia, con cui i poteri di Thelma sono un tutt’uno. I paesaggi norvegesi si rivelano nella loro maestosità potenza simbolica. Particolarmente significativa la distesa di neve e ghiaccio che segna l’inizio del film, ponendo subito lo spettatore di fronte a ciò che lo aspetta: un perturbante e agghiacciante film di bellezza e angoscia. Non a caso in questo stesso luogo a fine pellicola avrà luogo il climax del percorso narrativo e la risoluzione di tutti i conflitti.

La regia è contenuta, sobria, idonea a descrivere l’umano e il quotidiano, ma poi improvvisamente sequenze visionarie abbagliano gli occhi e seducono i sensi.

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Da lodare l’interpretazione impeccabile della giovane Eili Harboe, calatasi in un personaggio complesso e ricco di sfumature. Certamente questo ruolo le ha richiesto anche un grande sforzo fisico, oltre che mentale: l’attrice ha dovuto simulare perfettamente le convulsioni epilettiche che affliggono Thelma, nuotare in apnea, lavorare con serpenti reali. Ma soprattutto a stupire è la sensibilità che traspare dalla sua interpretazione, ottima nel rendere le molteplici sfaccettature del personaggio.

Nonostante le forti affinità con il genere horror, Thelma è girato prevalentemente di giorno, al  contrario di quanto ci si possa aspettare. Le scene notturne di grande impatto sono molte meno rispetto a quelle diurne, nonostante le poche presenti abbiano una forte valenza allegorica e costituiscano alcuni dei momenti più ipnotici e registicamente interessanti del film, come una scena  molto sensuale e onirica tra le due protagoniste, avvolte da un’oscurità totale e perse nei loro desideri.

Tra le fonti di ispirazione del regista Joachim Trier (considerato uno dei maggiori talenti scandinavi di oggi) ci sono Marnie e Vertigo di Hitchcock, ma anche La zona morta di David Cronenberg, che Trier definisce “una specie di fiaba per il modo in cui racconta qualcosa di profondamente umano all’interno di una cornice sovrannaturale”. Onnipresente il fantasma di Ingmar Bergman, sia a livello registico, ad esempio nei primi piani intensi di visi afflitti ed inquieti, sia tematico. C’è molto dell’universo bergmaniano in questo film: nel tortuoso percorso introspettivo di Thelma, nel contrasto tra una visione religiosa dell’esistenza e una pessimistica, nella freddezza elegante e bilanciata delle immagini, nella visionarietà, inel malessere psichico dei personaggi e nelle implicazioni filosofiche che derivano da tutto ciò. Un Bergman alla Stephen King potremmo dire, dal momento che un altro parallelo immediato è con Carrie. Difficile, infatti, non notare che i sintomi di Thelma sembrano combaciare con quelli degli indemoniati.

Candidato norvegese per l’Oscar al miglior film straniero, Thelma è una storia di formazione, in chiave horror, di una giovane donna che scopre se stessa e affronta i propri demoni interiori, ricercando un nuovo equilibrio interiore e definendo la propria identità. Questa operazione viene eseguita da Trier con raffinatezza e incisività, oscillando continuamente tra il paranormale e lo psicologico, tanto da renderli indistinguibili, perché, come detto, in fondo sono un tutt’uno in questo  film.

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