Le Brio, la nuova commedia di Yvan Attal in autunno nelle sale

di Laura Pozzi

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Film d’apertura della quattordicesima edizione del Biografilm Festival (Bologna, 14-21 giugno), Le Brio è il nuovo film di Yvan Attal. Una commedia “seria” che vede protagonista Daniel Auteil nei panni del professor Pierre Mazard, uomo cinico e razzista e Camélia Jordana in quelli della volitiva Neila Salah studentessa francese di origine arabe cresciuta nella banlieue di Créteil decisa più che mai a realizzare il suo sogno nel cassetto: diventare avvocato.

Il suo status di “beur” (immigrati arabi di seconda generazione, francesi ma di fatto non integrati) la renderà però facile bersaglio, generando sulle prime un incontro scontro senza esclusione di colpi, capitanato con fierezza e ostinazione da Mazard, il quale non perde occasione di aggredire verbalmente chi osa dissentire dalle sue idee. D’altra parte la tenacia di Neila lo porterà a rivedere le sue posizioni, costringendolo a compiere un passo indietro e preparare la ragazza per una gara di retorica, da sempre prestigiosa vetrina per gli alunni più meritevoli.

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Il lungo e tortuoso percorso formativo, caratterizzato da marcati pregiudizi razziali e culturali, risulterà alla fine motivo di crescita per entrambi. Attal già interessante autore di pellicole come Mia moglie è un’attrice (2001) e New York, I love you (2009) è abile nel trattare una materia ostica e abusata, smarcandosi sapientemente da tutti i clichè del genere e consegnandoci un’opera brillante e sottilmente istruttiva che tra i vari meriti conta quello di mettere a confronto due culture opposte e apparentemente inconciliabili, ma in realtà più vicine di quanto possa sembrare. Il tema più che mai attuale della mancata integrazione culturale e sociale causata dall’ignoranza di non conoscere modi e costumi altrui è spesso alla base di quell’insofferenza che porta inevitabilmente ad episodi di violenza e razzismo, ampiamente descritti dai tanti recenti casi di cronaca internazionale. Sfruttando saggiamente lo strumento linguistico e dialettico all’interno dell’entourage scolastico, il regista descrive assai bene gli ambienti in cui la storia si muove (i ragazzi della banlieue, l’università, le aule dove si tengono i corsi di retorica) e le ombre di cui sono vittime i  protagonisti.

Un messaggio di speranza che trova compimento in quel lento e difficile relazionarsi, in cui la semplicità della parola troppo spesso sacrificata alla forma e alla retorica, riuscirà a trovare uno spiraglio riportando la comunicazione ad un livello paritario. La sorprendente Camélia Jordana ha ottenuto per questo ruolo il Premio César per la migliore promessa femminile e il film con molta probabilità uscirà nelle sale il prossimo autunno.

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