L’Accademia della Crusca traduce l’anglicismo follow-up

di Cristina Peretti

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Rispondendo a una domanda della lettrice Emanuela R., l’Accademia della Crusca spiega come l’anglicismo follow-up sia entrato nell’uso corrente della nostra lingua e quali sono gli ambiti di diffusione, oltre quello medico, in cui è maggiormente utilizzato.

È soprattutto attraverso il lessico medico che il termine inglese follow-up è entrato a far parte dell’uso quotidiano. Il medical follow-up, infatti, indica i controlli e le cure che si dilungano nel tempo dopo un evento clinicamente importante. Come tutti gli ambiti scientifici, gli specialisti del settore medico prediligono il lessico inglese per designare malattie, sintomi o cure. Le visite di controllo o le terapie dopo un’operazione chirurgica, dunque, sono indicate con il termine follow-up.

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Nella sua lingua d’origine, però, ha diverse accezioni: può essere sia un verbo, con il significato di “approfondire” o “tenere sotto controllo”, sia un elemento nominale con funzione aggettivale. Una follow-up letter è una lettera che si aggiunge a uno scambio epistolare, una follow- up actions sono le azioni successive di qualcosa che lo richiede, una follow-up care for prisoners indica tutto ciò che si deve fare per il reinserimento dei detenuti, dopo la loro scarcerazione, una follow-up materials è un materiale di approfondimento, e così via. Il termine, dunque, è molto difficile da adattare all’italiano. Sono d’ostacolo sia la recente introduzione nella nostra lingua, sia la diffusione limitata a un preciso ambito settoriale, sia la scrittura contenente un trattino, insolito nell’ortografia italiana.

Si consiglia, infatti, di trascriverlo in carattere corsivo. Il suo parziale successo, dunque, è dovuto al vuoto nella lingua d’arrivo: se non si vuole utilizzare l’anglicismo e usare termini dell’italiano corrente, bisogna ricorrere a locuzioni più pesanti, quali “proseguimento delle cure”, “controlli periodici” o “cure successive”.

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