La stanza delle meraviglie: un mondo fatto di immagini e silenzio

di Cristina Cuccuru

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Circa un americano su venti è sordo e per un Paese come gli Stati Uniti, alquanto prolifico per quanto riguarda la produzione cinematografica che promuove l’inclusione di diversità e disabilità, risulta strano non tenere conto di questa statistica. Sono rari i casi in cui nei film troviamo dei personaggi sordi e comunque sono adulti, rendendo così faticoso empatizzare per quella fetta di pubblico, senza contare le difficoltà per queste persone di godersi a pieno un film di questi tempi.

È vero che grazie alle moderne metodologie mediche, si può ovviare a questo problema, ma per molti che non possono permettersi queste cure, il disagio resta. Un tempo, prima dell’arrivo del sonoro nel cinema, anche i sordi potevano gioire nel vedere un film in cui l’espressività e quindi l’impatto visivo erano la caratteristica principale dell’opera.

Lo si vede nello sguardo di Rose, una bambina sorda fin dalla nascita, quanta ammirazione prova per la sua attrice preferita, di cui raccoglie su un album foto e articoli di giornale nel 1927. Rose è scontenta della sua vita, abita con il padre, mentre il fratello vive a New York. Vorrebbe tanto andare a trovare il suo idolo mentre recita nel suo nuovo spettacolo, pertanto decide di scappare di casa ed imbarcarsi in questo viaggio.

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Nel 1977 anche Ben intraprende lo stesso percorso, anche lui sordo, ma in seguito ad un incidente. La madre di Ben è morta e del padre non sa nulla, così dopo aver trovato un nome e un indirizzo tra le cose della madre, decide di andare a cercarlo, anche lui a New York.

La trama de La Stanza delle Meraviglie (titolo originale Wonderstruck) si snoda così in alternanza tra le due epoche, mostrandoci una profonda tra i due protagonisti, che nel silenzio del mondo vi si addentrano alla ricerca del proprio posto.

I dialoghi sono ovviamente ridotti all’osso e le due epoche vengono scandite da ritmi musicali tipici. Negli anni Venti le scene sembrano essere riportate quasi come un film muto, con i colpi di scena esaltati da riff di pianoforte. Negli anni Settanta invece, vediamo Ben addentrarsi per le vie di New York accompagnato dai ritmi funky tipici del periodo.

Brevi ma possenti le interpretazioni di Julianne Moore e Michelle Williams, ma da non sottovalutare anche quelle dei due piccoli protagonisti Oakes Fegley, che ha già tanta esperienza sia nel cinema che nel mondo della televisione (Il Drago Invisibile, Boardwalk Empire) e Millicent Simmonds, vista recentemente nel film A Quiet Place. Buona prova anche per il regista Todd Haynes, la cui unica pecca si riversa nelle transizioni tra le varie epoche, che spesso sembrano fastidiosamente sconnesse tra loro, oltre ad alcune scene eccessivamente lunghe.

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Tratto dall’omonimo romanzo di Brian Selznick (che ha scritto anche la sceneggiatura), lo stesso autore de La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret, portato al cinema da Martin Scorsese, La stanza delle meraviglie resta comunque una bella favola, che vi farà sorridere ed emozionare.

La pellicola verrà distribuita insieme a dei sottotitoli speciali per permettere una visione ottimale anche ai sordomuti e sarà nelle sale a partire dal 14 Giugno 2018.

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