Niente da nascondere, ovvero le colpe dell’Occidente

di Gianluca Sforza

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Una inquadratura fissa su una casa parigina; così comincia Niente da nascondere (Cachè in originale), opera del regista tedesco Michael Haneke del 2005, con il quale vinse il premio come miglior regia al Festival di Cannes.

Per chi non avesse visto il film e volesse rimediare consigliamo di non leggere quest’articolo perché lo spoiler del film è essenziale per la sua analisi.

Lo svolgimento dei fatti

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Un giornalista letterario francese di mezza età, Georges, subisce all’improvviso una minaccia da uno stalker sconosciuto, che spaventa lui e la sua famiglia facendo recapitare al suo appartamento delle videocassette in cui viene mostrato il suo palazzo e le sue entrate e uscite per andare o tornare da lavoro, e in aggiunta anche dei disegni inquietanti con un bambino dalla cui bocca esce del sangue. Naturalmente all’inizio Georges (interpretato dal sempre bravo Daniel Auteuil) e dalla bella moglie Anne (Juliette Binoche) sono confusi e terrorizzati, non comprendendo la natura della minaccia, ma soprattutto temono anche per il proprio figlio adolescente Pierrot che dal momento in cui nasce la minaccia è controllato a vista.  Proprio il disegno comincia a turbare Georges che fa strani sogni che hanno per oggetto un bambino dalla cui bocca esce del sangue, ma è soprattutto con le videocassette successive, che inquadrano dettagli della vita passata di Georges che il mistero comincia a dipanarsi; si scopre che lo stalker e’ una vecchia conoscenza di Georges, un algerino di nome Majid, adottato da bambino dalla sua famiglia dopo la morte dei genitori in seguito ad una manifestazione a favore dell’indipendenza algerina sedata nel sangue dalla polizia parigina; la ragione di questa adozione è forse un senso di colpa per la morte violenta dei genitori di Majid, almeno da quello che dirà in seguito Georges alla moglie.

Dopo aver scoperto lo spoglio appartamento dove abita Majid, Georges ha con lui uno scontro verbale in cui lo accusa di essere il mandante delle videocassette, e lo minaccia di non tormentare più la sua famiglia; l’algerino nega ogni addebito, mentre lo spettatore non capisce quale dovrebbe essere nè la ragione di questo stalkeraggio né l’autore effettivo della minaccia, dal momento che poco dopo viene visionata una videocassetta in cui si vede chiaramente l’incontro tra Georges e Majid, e il pianto di quest’ultimo dopo che il primo se ne è andato.

 A complicare la faccenda è la sparizione del figlio di Georges – Pierrot – (che si rivelerà un falso allarme) che costringe il giornalista a chiedere l’intervento della polizia che può solo prendere la misura cautelare di una carcerazione preventiva per Majid e il di lui figlio, che in assenza di prove, durerà solo una notte. In seguito, mentre è intento a registrare una nuova puntata del suo talk show letterario, Georges viene raggiunto da una chiamata di Majid che gli chiede di raggiungerlo nel suo appartamento; e qui con un coup de theatre, l’algerino si suicida con una lametta davanti a Georges, che rimane allibito e impotente.

Solo in seguito a tutti questi eventi Georges comincia a raccontare la vicenda all’origine dei fatti di fronte alle domande sempre più assillanti e inquisitorie della moglie e scopriamo come il piccolo Georges non aveva mai accettato il fratello algerino adottato dai genitori, accecato dalla gelosia,  e con una  serie di stratagemmi riesce finalmente a farlo allontanare convincendo così i suoi genitori a farlo rinchiudere in un orfanotrofio dove certamente non potrà ricevere una educazione e non potrà condurre la vita dignitosa che avrebbe vissuto se avesse continuato a vivere con la famiglia di Georges.  Aver costretto il piccolo Majid a fare un’azione (tagliare la testa ad un gallo) rovesciando la versione dei fatti a sua convenienza (dicendo ai genitori che lo aveva fatto per spaventarlo) ha tolto di mezzo un fratello “immigrato” mai accettato.

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Dopo un alterco con il figlio adolescente di Majid che cerca di suscitare in lui senza riuscirvi un senso di colpa per aver condotto il padre ad un gesto così disperato dopo una vita misera, Georges si abbandona a un sonno assai poco ristoratore e forzato (prende dei sonniferi) nella speranza di dimenticare una vicenda così fangosa per lui e la sua reputazione.

Un film con due chiavi di lettura; la chiave psicologica

Haneke ha mostrato nei suoi film una raffinatezza fuori dagli schemi, e naturalmente Cachè (che vuol dire nascosto in francese) non fa eccezione. Naturalmente stiamo parlando di un thriller psicologico che utilizza solo in superficie i topos hollywodiani; c’è uno stalker (che in genere in quel tipo di film è il cattivo), un eroe che subisce il ricatto e il dipanarsi un mistero che alla fine arriva ad una soluzione. In Cachè non ci sono cattivi o buoni perché il regista non prende posizioni. La tecnica cinematografica del film è in forte contrasto con lo stile hollywodiano fatto di primi piani frontali, con effetti ottici dominati da chiaroscuri tesi ad illuminare il volto degli eroi e quindi a creare un impatto emotivo nello spettatore. In questa pellicola i primi piani sono pochi, e quando ci sono per lo più laterali, ma spesso la telecamera rimane a debita distanza dai protagonisti, e quindi sono frequenti le inquadrature fisse, i mezzo busto, se non addirittura i campi lunghi, come le scene in cui viene inquadrata la scuola di Pierrot (tra cui quella fondamentale, l’ultima). Lo scopo di questa tecnica è quello di creare appunto una reale distanza tra spettatore e personaggi. Haneke è lo scienziato entomologo, i protagonisti del film le cavie da laboratorio, gli spettatori sono gli studenti di medicina, che coi pochi ma sapienti indizi dati dal loro professore hanno il compito di studiare gli insetti. Non c’è un impatto emotivo, ma analitico e razionale; in questo film non si tifa per nessuno, si studia.

Georges non è un eroe, né positivo, né negativo; la sua colpa è comprensibile (aveva 6 anni, quando ha deciso di far allontanare il fratello adottivo con una bugia), meno la sua rimozione, ma appunto Cachè è un film sulla rimozione della colpa; è una pellicola che parla di everyman meschini, di persone che hanno qualcosa da nascondere, ma che tendono a minimizzare i loro peccati mentre in compenso esaltano quelli degli altri. In una scena importante, quando comincia a comprendere chi potrebbe essere il mittente delle videocassette e dei disegni Georges parla alla madre malata di Majid, ma costui solo in un secondo momento riemerge alla memoria dell’anziana genitrice. La rimozione è collettiva, e questo rimanda alla seconda chiave di lettura.

Un film politico

Cachè è un film del 2005; il mondo occidentale ha vissuto 4 anni prima l’incubo dell’11 settembre, gli attacchi di Al Qaeda hanno portato il confronto tra il fondamentalismo islamista e l’Occidente ad un livello mai visto prima.  Questi attacchi hanno provocato la reazione statunitense prima in Afghanistan, in seguito in Iraq. Al Qaeda reagisce rabbiosamente attaccando americani e alleati europei di Bush senior dove può; nello stesso Iraq sottooccupazione, dove assistiamo tra gli altri eccidi, al massacro dei soldati italiani di stanza a Nassiriya, in Spagna (2004) e in Gran Bretagna (2005), nazioni che avevano appoggiato militarmente l’iniziativa americana. Ricordiamoci che dalla guerra in Iraq, o meglio dal fallimento della pace, nascerà un’altra terribile organizzazione terroristica, l’Isis, capeggiata da un petroliere iraqueno di nome Al Baghdadi, che si farà chiamare califfo, in memoria degli antichi califfi del periodo aureo della civiltà islamica; una organizzazione che dagli anni 10 soppianterà Al Qaeda con la sua strategia del terrore a costo zero e tormenterà tutto il mondo con una particolare recrudescenza nelle nazioni europee.

Non è esagerato definire Cachè un film altamente profetico; il simbolismo politico è sottile, ma presente in tutta la pellicola; fondamentale come indizio, il piano sequenza fisso sulla tv accesa a metà film, con l’immagine che si allarga man mano a Georges e la moglie che discutono animatamente, mentre un telegiornale trasmette le immagini sull’occupazione americana e italiana (a Nassiriya dove si consumerà la strage) dell’Iraq. Georges è l’Europa (in senso lato l’Occidente) colpevole di colonialismo (e o imperialismo), che ha lasciato cicatrici e una frustrazione che si rivolta contro gli stessi occidentali. Majid la ex colonia, che si ritrova con una economia dissestata, con governi fantoccio che quando va bene si limitano a fare gli interessi degli ex padroni;  la sua “strana vendetta” (ossia il suicidio davanti a Georges) un attacco kamikaze, come ce ne saranno a miriadi dagli anni 10 in poi in tutto il mondo (Francia specialmente); non può esserci un vero confronto tra chi ha sfruttato e spremuto le risorse altrui ed ora ha una economia florida e chi non ha ancora oggi la possibilità di decidere per sé, così come non ci può essere competizione tra chi ha avuto una vita agiata, una buona educazione, e chi ha vissuto in orfanotrofio.  Chi c’è dietro le videocassette che tormentano Georges? Majid, il figlio di Majid, o addirittura Pierrot, forse il personaggio più enigmatico di Cachè, dal momento che lo vediamo sempre molto scontroso sia con la madre che col padre (addirittura sparisce per una notte facendo pensare ad un rapimento)? La scena finale del film, come abbiamo detto sopra inquadrata in campo lungo ci mostra nella parte sinistra dello schermo il figlio di Majid che parla animatamente all’uscita della scuola con Pierrot;  forse i due sono d’accordo nel ricattare Georges e nel fargli pervenire almeno un pentimento tardivo; ad ogni modo la capacità di mantenere la calma e una dignità signorile da parte del figlio dell’algerino dimostrano che il perdono e la convivenza non sono impossibili, sempre a patto che l’Occidente riconosca le sue colpe rimosse.

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