Noi siamo la marea. Il silenzio della sospensione

di Corinne Vosa

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Quindici anni fa l’oceano è sparito dalla costa di Windholm, in Germania. E così pure i bambini del luogo. Il giovane fisico Micha (la star tedesca Max Mauff) vorrebbe condurre studi approfonditi su questo fenomeno inspiegabile, ma necessiterebbe della borsa di studio che gli è stata negata. Decide comunque di partire, accompagnato da Jana (Lana Cooper), ex collega e figlia del rettore dell’università per cui lavora. Ad attendere i due, un mistero da svelare e i fantasmi del loro passato in comune.

Sospensione, immobilità, attesa. Noi siamo la marea è una profonda e inquietante riflessione sul tempo e sul nostro rapporto con esso. Alta e bassa marea, avanzamento e retrocessione. Come lo stesso titolo suggerisce, il mare diventa una potente metafora dell’interiorità dell’essere umano. L’alternarsi di alta e bassa marea genera un perenne movimento, mentre la scomparsa del mare simboleggia l’immobilità. L’agire umano contrapposto alla sua apatia, alla stasi. Un film di attese, come ci suggerisce anche l’incisiva frase di Jana, che si chiede quando finirà il dover stare qui ad aspettare. Noi siamo la marea mette in luce l’angoscia che nasce dal vuoto. Un percorso che si muove dalla claustrofobia alla ricerca della libertà.

Il film è un flusso di sensazioni e visioni, con una sceneggiatura non molto solida, che si perde alle volte in se stessa e nella proprie metafore, ma il cui fascino risiede forse anche in questo stato di confusione e smarrimento.

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La marea è la vita. La sospensione del ciclo di alta e bassa marea diviene metafora della sospensione della vita stessa. Un eterno stato di attesa. Tutti gli abitanti di Windholm rimangono ad attendere. Il tempo si arresta. Una città fantasma che non ha il coraggio di distaccarsi dal passato e proseguire verso il futuro. Ci sarà un luogo della perfezione, un eden segreto dove la morte e l’infelicità non esistono, ma la vita è movimento e finché la si vive bisogna lottare e agire. Il tempo si rimette in moto solo se siamo noi a volerlo. Il vuoto del mare è quello dentro di noi, quel vuoto a cui spesso non riusciamo ad opporci.

Siamo tutti un po’ Micha, lo scienziato cinico che vuole scoprire la verità a tutti i costi, ma che non ha il coraggio di risvegliare i suoi più profondi sentimenti, di sentire ciò che dimora dentro di sé, al contrario di Jana, che ormai ha quasi rinunciato alla scienza, ma viene sommersa dalle potenti emozioni che questo luogo e la sua storia suscitano in lei. Ma i ruoli si sovvertiranno quando Micha avrà la forza di guardare dentro di sè per trovare la strada della verità.

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Bellissima la fotografia, dove prevalgono colori cupi e atmosfere sospese e tenebrose, alternando claustrofobici spazi chiusi all’infinita vastità della natura. I blu e i grigi del cielo e del mare sono dominanti, e allo sguardo dello spettatore sono offerti immagini di poetica bellezza.

Un terzo personaggio colpisce l’attenzione dello spettatore: Hanna (Swantje Kohlhof), la sola ragazza di Windholm, l’unica bambina a non essere scomparsa in quel tragico incidente. La sua voce ci trasporta in un flusso di coscienza interiore verso la consapevolezza, mentre Micha e Jana si avventurano sempre più pericolosamente in un mistero perturbante e metafisico, indossando tute simili a quelle degli astronauti, perché in fondo anche loro compiono i primi passi su un terreno sconosciuto e la loro spedizione nell’ignoto è tanto imprevedibile quanto quella sulla Luna.

Noi siamo la marea è stato presentato al 34º Torino Film Festival, dove ha vinto il premio del pubblico come miglior film. Il regista Sebastian Hilger dichiara a proposito del film: “Siamo intrappolati tra le incertezze. È questa la vita, oppure deve ancora cominciare? E in tal caso quando comincerà? Cambierà mai qualcosa? E come cambierà? Il mio film parla della delusione di un’intera generazione. E della sua determinazione ad andare comunque avanti”.

Un film evocativo e potente, dall’intreccio narrativo debole, ma accattivante ed efficace. Un viaggio nella natura, nel silenzio, e nell’ignoto, verso un ritorno alla vita in tutta la sua potenza.

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