La Svizzera vince il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia

di Cristina Peretti

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“Freespace” è il nuovo tema della sedicesima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Sempre più anticonvenzionale e dinamica, lo scopo della mostra è quello di abbattere le tradizionali barriere architettoniche, vecchie e banali, per dare spazio a progetti innovativi.

È iniziata la Biennale di Architettura di Venezia. Il tema centrale di quest’anno è quello del “Freespace”, “spazio libero”: scelto dalle due curatrici irlandesi Yvonne Farrell e Shelly McNamara, il concetto del “Freespace” offre ampi margini d’azione agli architetti: “rappresenta la generosità di spirito e il senso di umanità che l’architettura pone al centro della propria agenda, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio”.

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Molte nazioni hanno deciso di affrontare il tema usando come base di partenza le loro tradizioni culturali: la Gran Bretagna ha costruito un’estrosa terrazza al di sopra del loro padiglione, il Belgio si presenta con una gradonata concentrica blu EU, Israele affronta il paradigma della complessità dei riti religiosi nel luoghi sacri e gli Stati Uniti rivelano possibili canali di mediazione ambientale e antropologica. Ma il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale è stato vinto dalla Svizzera: Intitolato “Svizzera 240”, il padiglione svizzero presenta al proprio ingresso una semplice porta, dopo la quale si intravede un parquet e delle pareti bianche con battiscopa e prese elettriche. Già percorrendo il primo corridoio della casa, le prospettive iniziano al alterarsi: si accelera verso una porta troppo piccola, ci si allontana da una cucina bianca troppo grande o si tenta di accendere un interruttore posto troppo in alto. La casa sembra essere ispirata ad Alice nel Paese delle Meraviglie.

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La riproduzione svizzera riflette sul concetto degli spazi domestici e sul potere della rappresentazione. Ormai gli spazi interni delle case contemporanee sono uniformi ed omogenei, privi di originalità, e passano completamente inosservati: i curatori svizzeri, dunque, vogliono combattere questa architettura convenzionale, proponendo un’abitazione anarchica, progettata per abitanti ignoti e oggetti sconosciuti. È l’immagine potenziale di una casa!

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