Roma, zona Case Rosse: i lavori di ampliamento per le strutture idriche riportano alla luce La Tomba dell’Atleta, una testimonianza del IV° secolo a.C.

di Roberta Maciocci

Tomba dell'atleta 1.jpg

All’altezza del sedicesimo chilometro della via Tiburtina, in Roma, un’area denominata Case Rosse per la presenza di antiche cave di tufo rosso è stata la location di un ritrovamento storico. Una tomba del 320 avanti Cristo, pressoché intatta, non depredata, e ricca di un corredo funebre di tutto rispetto.

La camera mortuaria ospita quattro corpi, tre uomini ed una donna, di un’età stabilita tra i quaranta ed i cinquant’anni. Il vasellame, che conteneva anche resti di cibo offerti ai defunti, è il principale elemento che ha permesso di indentificarne il periodo di appartenenza. Si tratta di venticinque manufatti, detti “a vernice nera” che recano, ancora evidenti, decorazioni di colore bianco. La presenza di una moneta in bronzo raffigurante su un lato l’immagine di Minerva, sull’altro  quella della testa di un cavallo non fanno che confermare l’età del sito archeologico.

Tomba dell'atleta 2.jpg

Allo spazio di sepoltura è stato attribuito il nome di Tomba dell’Atleta: il motivo è la presenza di strigili in ferro, arnesi con i quali gli atleti usavano detergersi dopo allenamenti e gare. La sepoltura dei quattro corpi sembra esser stata non contemporanea. Data l’età doveva trattarsi, per almeno di uno o alcuni di essi, di ex atleti: omaggiati nell’ultimo viaggio con strumenti che li avevano accompagnati nella vita, ben oltre duemila anni fa.

Tomba dell'atleta 3.gif

Il mancato cedimento del terreno e la non riutilizzazione del vano nel corso dei secoli, come spesso invece al contrario accade per tali strutture, hanno contribuito a dare alla luce un’altra testimonianza della presenza di tesori nel sottosuolo della Capitale. Doppia testimonianza: da un lato il ritrovamento di uno spaccato di antichità, dall’altro la conferma che non solo il centro storico di Roma nasconda tracce di passato ben conservate che documentino la vita, e la fine della stessa, di chi ci ha preceduti nel corso dei secoli.

La Soprintendenza Speciale di Roma Belle Arti e Paesaggio ha sottolineato che al fortunato ritrovamento ed al non danneggiamento del sito hanno contribuito l’accurato monitoraggio e la perizia dei tecnici impegnati negli scavi.

Rispondi