di Cristina Cuccuru

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Che bello il mondo della magia, tutti i bambini ne sono affascinati, stuzzicati dall’idea di poter fare cose meravigliose considerate impossibili dalla società.

Da tutto questo non è esente la piccola Mary Smith, una bambina di 10 anni con i capelli rossi e le lentiggini, che si è appena trasferitasi nella casa della prozia Charlotte ed è vittima della noiosa vita di campagna. La ragazzina cerca in tutti i modi di rendersi utile, ma i suoi modi un po’ impacciati rendono il tutto più complicato, facendola sentire inutile. Un bel giorno, mentre rincorreva i gattini Tib e Gibb nella foresta, Mary scopre un affascinante fiore in mezzo ad una zona arida, il “Volo Notturno”, un fiore molto raro che nessuno ha mai visto ed in grado di donare una forza incredibile. Mary diventa così una strega, anche se solo temporaneamente, e si ritrova ad immatricolarsi presso l’università Endor, prestigiosa scuola di magia, gestita dalla rettrice Madame Mumblechook. Mary si lascia quindi trascinare dal fascino di quel mondo, ma sembra che dietro ci sia un grande mistero.

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Mary e il fiore della strega (Mary to Majo no Hana) è il primo lungometraggio prodotto dallo Studio Ponoc, lo studio di animazione fondato da Hiromasa Yonebayashi, nonché regista dell’opera, insieme a Yoshiaki Nishimura, qui in veste di produttore. Entrambi formatisi allo Studio Ghibli, lo lasciarono dopo il termine della produzione di Quando c’era Marnie, portando con sé numerosi animatori dello studio. La storia è tratta dal racconto per bambini La piccola scopa, scritto nel 1971 dall’autrice inglese Mary Stewart.

Così dopo Arriety – il mondo segreto sotto il pavimento e Quando c’era Marnie, la terza opera da regista di Yonebayashi mostra una chiara riconoscenza degli anni passati sotto l’ala di Hayao Miyazaki, le animazioni infatti ricordano chiaramente le opere più amate dello Studio Ghibli, così il Dottor Dee, l’insegnante di magichimica, ricorda a primo impatto l’uomo delle caldaie de La Città Incantata, mentre i suoi portantini, seppur in versione robotica, somigliano agli scagnozzi della Strega delle Lande de Il Castello Errante di Howl.

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La pellicola incanta e stupisce sul piano visivo ed è piena di buoni propositi, nonostante qualche pecca nella sceneggiatura. Il tema centrale è quello del cambiamento e dell’apprezzare ciò che si possiede e come si è, la piccola Mary, così come il suo amico Peter, hanno entrambi dei buoni motivi per voler cambiare ciò che sono ma sono impossibilitati a farlo, così imparano ad apprezzare loro stessi e gli altri per come sono, con i loro pregi e difetti. Così come per la magia, così affascinante e comoda per molti versi, ma non necessaria, perché le persone possono andare avanti nella propria vita, superando le difficoltà grazie alle proprie capacità e coraggio.

Forse eccessivamente lungo, ma ciò non toglie che seppur con qualche imperfezione, lo Studio Ponoc parte alla grande, pronto a portare avanti l’eredità dello Studio Ghibli contro i colossi dell’animazione americana, continuando a mostrare a tutto il mondo l’incredibile fantasia dei propri autori e la cultura del magico mondo giapponese.

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