di Nicolò Palmieri

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Rhiannon (Angourie Rice) è una ragazza di 16 anni che si innamora di una misteriosa entità/adolescente, di nome A, che ogni giorno abita un corpo differente. Rhiannon e A, entrati subito in sintonia, si cercano, si trovano e si amano tutti i giorni, senza sapere chi avranno di fronte il giorno successivo.

Basterebbe questa striminzita premessa per racchiudere i 90 (interminabili) minuti di Ogni giorno, perché tutto il resto che accade nel film è facilmente dimenticabile. Basata sull’omonimo romanzo di David Levithan, la pellicola segue la falsariga di tanti esempi per teenager che l’hanno preceduta, all’interno dei quali due adolescenti, speranzosi nei confronti della vita ma per qualche motivo impossibilitati a goderne appieno, si ritrovano ad amarsi perdutamente e (soprattutto) immediatamente, nonostante tra di loro si ponga un classico ostacolo apparentemente insormontabile.

Tanto per essere chiari, questa tendenza cinematografica che fa felici i botteghini di metà febbraio, e che punta alle lacrime facili dello spettatore medio, aveva trovato un onesto (e godibile) referente in Colpa delle stelle.

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Quando poi il fenomeno è diventato sempre più commerciale, si è verificato un boom di storie romantiche rese tormentate, e quindi ancora più passionali, a causa di una grave malattia (come dimenticare Il sole a mezzanotte) o di un misterioso impedimento.

Ogni giorno segue esattamente la stessa direzione tematica, rendendo stavolta la malattia un’incredibile trasferimento corporale che sfugge al controllo di quest’anima. Ora, la base di partenza stuzzica la curiosità di chiunque, ma quello che segue è l’ennesima storia d’amore che tutti vorrebbero (anche se stavolta ho dei dubbi) ma che nessuno si sognerebbe mai di poter avere.

E’ perfino difficile incasellare il film all’interno di un genere specifico: se è una commedia, e le continue battute forzate sembrano suggerirlo, non fa di certo ridere; se invece è un dramma, come vogliono farci credere gli stati d’animo tormentati dei due ragazzi, allora è stato appena accennato e non trattato, e questa volta, ve lo assicuro, non si piange. Si potrebbe cinicamente suggerire un terzo fantasioso genere di appartenenza per il film, vale a dire quello di videoclip.

 

La musica, infatti, è il rifugio della storia quando si devono tappare i (molti) buchi di sceneggiatura, e improvvisamente, da una scena all’altra, ci ritroviamo di fronte a intere sequenze costruite unicamente su una canzone, mentre sullo sfondo i due protagonisti “fanno cose”, perché sarebbe difficile capire quale utilità possano avere le loro azioni ai fini del racconto, se non quella di accompagnamento alla colonna sonora.

In conclusione, Ogni giorno conserva dentro di sé una potenziale premessa positiva, rimasta però non sfruttata a causa di una banalità di contorno al servizio di un messaggio ancor più scontato: si può amare chiunque in base al suo cuore e alla sua anima, indipendentemente dal suo aspetto fisico.

Sarebbe stato bello, piuttosto, poter amare anche un solo aspetto di questo film.

Ma non si salva niente.

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