di Laura Pozzi

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Gran bel traguardo per Massimiliano Virgilio, uno dei nostri scrittori più interessanti e rappresentativi che grazie a L’Americano, sua ultima fatica letteraria pubblicata da Rizzoli nel marzo 2017, è riuscito inaspettatamente a varcare i confini nazionali conquistando una fetta di mondo geograficamente lontana, ma divenuta nel tempo vero colosso mondiale: la Cina. Prima di lui c’erano riusciti solo Roberto Saviano, Elena Ferrante e Federico Moccia.

Come spiega l’autore: “nessuna frontiera può cancellare le tue origini” ed è proprio in questa frase che si nasconde il senso profondo dell’opera. Virgilio racconta la storia di una città, una Napoli che non vive solo di camorra, ma di vicende dolorosamente private dove a prevalere sono autentici sentimenti d’amicizia e profondi vincoli familiari. Ma soprattutto sottolinea il legame indissolubile con le proprie radici da cui nessuno riesce mai a liberarsi completamente. Non è facile riassumere un romanzo traboccante di argomenti e spunti riflessivi, capace di ammaliare e colpire il lettore grazie alla potenza di ogni singola pagina dove si intrecciano elementi molto distanti tra loro. Proprio come Marcello e Leo due personaggi dalle marcate e inconciliabili diversità: il primo figlio di uno stimatissimo impiegato di banca, il secondo membro di una famiglia molto vicina alla camorra.

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Ma saranno le insormontabili e reciproche differenze a sancire un’amicizia lunga un trentennio, che ha tra l’altro il merito di ripercorre mirabilmente i fatti più e importanti e drammatici di quel lungo arco temporale: dal delitto Moro alle Torri Gemelle. Oltre a narrare un profondo sentimento d’amicizia, L’americano si sofferma sul contradditorio concetto di genitorialità, capace di mettere in relazione famiglie concettualmente lontane, ma in qualche strano modo assimilabili tra loro. I personaggi descritti da Virgilio si caratterizzano per contrasti riuscendo ad affascinare e coinvolgere il lettore. Non siamo in presenza di supereroi, ne tantomeno di cattivi spietati o vigliacchi, ma di persone che racchiudono in sé tutte queste diverse sfere pronte a prendere il sopravvento a seconda delle occasioni.

Marcello e Leo sono due personaggi che a dispetto delle loro famiglie si attraggono e respingono allo stesso tempo e risulta davvero stimolante scoprire se la loro amicizia sarà destinata a durare oppure no. La stessa curiosità deve aver pervaso l’editore asiatico che si è lanciato nella traduzione di un romanzo affascinante e universale tanto da convincerlo a pubblicare altri due libri di Virgilio Più male che altro e Arredo casa e poi m’impicco, il primo del 2008 finalista al Premio Zocca e al Libro Fahrenheit dell’anno e il secondo pubblicato sempre da Rizzoli, vincitore del Premio Arena nel 2014.

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