Toglimi un dubbio. Padri e figli, tra incertezza affettiva e ricerca dell’identità

di Beatrice Andreani

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Dopo aver affrontato il mondo femminile e materno con La Tete de maman e Du vent dans mes mollets, la regista Carine Tardieu sceglie la commedia per gettare uno sguardo sul ruolo che assume la figura paterna nella ricerca identitaria di un figlio nel film Toglimi un dubbio.

Un velo di melanconia drammatica accompagna lo sviluppo dei personaggi e in particolare quello dell’incrollabile artificiere Erwan Gourmelon, che apprende, grazie ad un’analisi genetica, di non essere figlio di quello che pensava essere suo padre. Inizia così a ricostruire le sue origini, incontrando dapprima Joseph, padre biologico a cui si lega da subito, e poi Anna, una veterinaria alquanto determinata con cui comincia ad intessere un corteggiamento insistente. Ma il rapporto tra i due è impossibile, perché Anna non è altro che la sua sorellastra, figlia di Joseph.

Inizia qui la vera crisi identitaria del protagonista. Il ruolo maschile, legato alla paternità e al ruolo filiale, viene mostrato all’interno di uno smarrimento in cui è chiaro come i punti saldi vengano a mancare.

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Tardieu gioca con i personaggi con originalità, usufruendo di alcuni codici narrativi classici in cui è la donna ad essere audace e intraprendente mentre l’uomo è rappresentato in piena crisi di riflessione, quasi spaesato in una sorta di immobilismo. Al centro della scena ci sono un uomo a cui viene privata la stabilità di base, una ragazzina che è incinta e che non vuole rivelare il nome del padre del bambino e una donna che non ha ancora tagliato il cordone ombelicale con la figura genitoriale.

Il film ha partecipato al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Realisateurs e in questa occasione la Tardieu ha spiegato come è nata l’idea di portare sul grande schermo questa vicenda familiare: “Toglimi un dubbio mi è stato ispirato dalla storia di un mio amico cinquantenne che, dopo la morte della madre, ha scoperto che suo padre non era in realtà suo padre biologico. Raccogliendo notizie e assumendo un investigatore privato, dopo mesi di ricerche è risalito all’identità del suo vero padre, un anziano che vive in Bretagna. Si sono legati da subito l’uno all’altro, dando origine ad un legame molto forte all’insaputa del genitore adottivo. Così facendo il mio amico oggi ha due padri. La sua è stata una vicenda talmente travolgente per coloro che lo conoscono che non era possibile che non venisse raccontata! Nei miei precedenti lavori mi sono concentrata sui rapporti madre-figlio, e quindi era arrivato per me il momento di dedicarmi all’altra metà della sfera e di concentrarmi sulla figura paterna. Ci pensavo da tempo ma non riuscivo mai a trovare un modo per affrontare il tema. Fortunatamente, la storia del mio amico, conteneva già in sé tutte quelle domande a cui avrei voluto dare una risposta. Suspense, emozione e commedia sono stati ingredienti veri della vicenda che in fase di sceneggiatura abbiamo reinventato per poter affrontare la questione della paternità e più in generale del ruolo genitoriale”.

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Grazie alla fotografia di Pierre Cottereau, alla scenografia di Jean Marc Tran Tan Ba, ai costumi di Isabelle Pannetier e alle musiche di Eric Slabiak, Toglimi un dubbio si addentra generosamente nel mondo delle emozioni attraverso copiosi colpi di scena e giocando con le peripezie a cui sono sottoposti i personaggi, protagonisti inconsapevoli di una logica abbastanza arbitraria della fatalità.

Tra le fila di una commedia contenente sfumature a tratti drammatiche, l’autrice trova posto per tutti i personaggi, tessendo la strada verso il recupero del baricentro della loro stabilità emotiva e identitaria e ricostituendo i giusti legami tra padri e figli. Nelle sale dal 21 giugno.

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