di Agostino Casaretto

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Sprecare una vita tra incontri sessuali sfrenati, senza sentimento, e psicologi, per capire perché lo si fa, senza mai arrivare ad un risultato. Cercare il proprio essere nelle terapie di gruppi più problematici degli stessi che cercano una risposta sui loro problemi. Queste sono le tematiche affrontate dal film Malati di sesso del regista Claudio Cicconetti.

Un tema in cui molti si potranno rivedere in un mondo ormai, nella maggior parte dei casi, privo di sentimenti, un mondo dove l’egoismo la fa da padrone relegando l’amore in un squallido rapporto sessuale che spesso quando è terminato lascia una tristezza che porta, alcune volte, al pianto. E’ la storia, forse esagerata, e troppo ripetitiva di due persone frustrate per la mancanza di quell’amore che molti desiderano, ne parlano, lo sognano ma che in effetti non vogliono.

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Visto però che all’amore non si comanda avverrà lo stesso la svolta che porterà i protagonisti, senza l’aiuto di professionisti dell’inconscio, a conoscere i vantaggi che dà l’amore rispetto a rapporti futili basati esclusivamente sul sesso. Un film che si segue piacevolmente, anche perché se ci si dovesse distrarre ci pensa la splendida Gaia Bermani Amaral (Giovanna nel film) a far riprendere lo spettatore con la sua notevole sensualità e la sua splendida interpretazione. In più nei momenti di stanca ci pensa Emanuele Vesci con le sue musiche alcune volte troppo sparate a far tornare lo spettatore concentrato. Gli altri interpreti principali che hanno dato un apporto sicuramente importante al film sono Francesco Apolloni, Fabio Troiano e Elettra Capuano. Nota di merito anche agli sceneggiatori Manuela Jael Procaccia e Francesco Apolloni.

Non nominiamo gli altri perché li abbiamo trovati un pochino troppo enfatici nelle loro interpretazioni. Il film è stato prodotto, alla sua prima esperienza cinematografica da Roberto Capua. Dal 7 giugno il film sarà nelle sale.

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