La Biennale di Architettura mette a nudo le tre Venezie

di Nicolò Palmieri

Biennale - Out Out Magazine - 1.jpg

La Biennale dei cittadini e dell’urbanistica ha svelato la difficile situazione che intercorre fra le tre parti che costituiscono la città di Venezia.

C’è infatti la Venezia che ospita un enorme ed imprecisato numero di turisti (circa 22 milioni all’anno), c’è l’altra parte di città che è abitata da 55mila veneziani, e ce n’è una terza che rappresenta il lato B della città metropolitana, formata da Marghera, Mestre ed entroterra.

La prima Venezia si può facilmente identificare con i varchi, che torneranno il 2 giugno per orientare i lunghi flussi.

La seconda corrisponde invece alla zona dove i ricchi stanno aprendo nuove fondaci: Leonid Mikhelson, magnate russo, ha da poco inaugurato la V-A-C Foundation alle Zattere, mentre la fondazione Thyssen – Bormemisza si installerà nell’ex chiesa di San Lorenzo.

Bienale - Out Out Magazine - 2.jpg

Infine la terza porzione, dopo aver recuperato gli spazi dell’Arsenale, osserva con interesse le lagunari ruine della Marittima, dell’Autorità Portuale, i luoghi all’Isola di Sant’Elena, alla Giudecca, al Lido, a Mestre e a Porto Marghera.

Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, ha dichiarato: “Oltre al recupero dell’Arsenale dal ’99, siamo impegnati nel recupero di Forte Marghera. Qui l’allestimento di Rintala ed Eggerston potrà restare anche dopo la rassegna”.

Dal canto suo, il sindaco Luigi Brugnaro è fermamente convinto che “il futuro di Venezia passi da Mestre e Marghera” e che la Biennale debba pensarlo.

In effetti, è così: in mostra c’è un allestimento di Sauerbruch Hutton che rimanda al museo d’arte contemporanea M9, che sta sorgendo proprio a Mestre nel sito di un ex convento.

Biennale - Out Out Magazine - 3.jpg

L’unico problema è che gli spazi da recuperare sono giganteschi, e i soldi andrebbero investiti direttamente lì, e non portati unicamente a Venezia 1 e Venezia 2.

Su tutta questa situazione, inoltre, grava la solita proposta di referendum per separare Venezia da Mestre.

Quella che però tutti sperano che passi è la Legge speciale su Venezia, “intesa come città metropolitana”. Renato Brunetta spera “che il nuovo governo la incardini, noi la voteremo”.

Ai veneziani non resta che aspettare ed osservare, continuando nel frattempo a lamentarsi dei turisti e gli Airbnb (che gestiscono, tra gli altri, loro stessi), e facendosi amici di gruppi extraparlamentari che proferiscono un generale “no” ad ogni novità: navi, hotel, nuovi musei …

Rispondi