Love Simon: Hollywood dice sì

di Luca Ingravalle

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C’e qualcosa di rivoluzionario nello schema già ampiamente utilizzato di Tuo, Simon film diretto da Greg Berlanti in uscita nelle sale italiane il 31 Maggio.

Non tanto nella trama, appunto, o nello stile, men che meno, ma forse proprio nella scelta del suo pubblico. Mentre questo articolo viene scritto, gli Studios possono vantare tra le loro produzioni mille mila film riguardanti la crescita, la scoperta di se stessi, quella brutta bestia che è il liceo e così via. Nulla di nuovo fino a qui.

Poi però la 20th Century Fox annuncia Tuo, Simon ( Love Simon, in originale) tratto dal romanzo di Becky Albertalli Simon vs. the Homo Sapiens Agenda e allora qualcosa cambia. Il film è, infatti, il primo prodotto da uno Studios, quindi distribuito in larga scala in Nord America, che racconta il tema dell’omosessualità attraverso un unico e indiscusso protagonista gay.

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Non è il massimo innalzare un film parlando di massimi sistemi come quelli di cui sopra ma, in questo caso, occorre specificare l’importanza dell’esperimento per giustificarne i suoi compromessi di marketing.

Simon è indiscutibilmente gay. Lo si vede quando cerca di relazionarsi in maniera del tutto impacciata con il suo vicino di casa, nel suo tentativo passato e altrettanto impacciato di baciare una ragazza con scarsi(sissimi) risultati. Non è una fase e lui lo sa bene. Ha una famiglia che lo ama, e degli amici che gli vogliono bene pur non conoscendolo per quello che è.

Un giorno Simon viene informato che un ragazzo della sua stessa scuola, firmatosi sotto lo pseudonimo di “Blue”, ha confessato online la sua omosessualità. Da  questo punto in poi Blue e “Jacques”, falso nome con cui si firma Simon, intraprendono uno scambio epistolare raccontandosi dubbi e paure legati alla loro sessualità.

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Simon cerca di individuare l’identità del destinatario delle mail e, il regista si è mosso bene nel raccontare questa ricerca, facendo in modo che la voce dei messaggi cambiasse a seconda dei sospetti del protagonista. Poi, tradito da una sua stessa distrazione, Simon viene ricattato da Martin, altro alunno della scuola venuto a conoscenza della sua omosessualità.

Il protagonista cercherà fino all’ultimo di proteggere il suo segreto, mettendo a rischio le sue amicizie e perdendo definitivamente l’appoggio di Blue. Alla fine la goccia cade, il vaso trabocca, e l’identità di Simon viene diffusa alla mercé di tutti. La sfida è aperta e lui, ovviamente, la raccoglie egregiamente.

I presupposti della trama non sono particolarmente eruditi o raffinati, anzi, a leggere le premesse Simon condivide i suoi drammi più con un film di Disney Channel che con il mondo di Elio in Chiamami con il tuo nome, così per citarne uno.

E’ anche vero che fare paragoni, in casi come questo, uccide la credibilità di un film che non è né l’una né l’altra cosa. Tuo, Simon non aspira all’approfondimento psicologico del film di Guadagnino, o alla perfezione stilistica di Moonlight, ma è lontano anni luce dal cadere nella leggerezza di un prodotto  commissionato dalla casa di Topolino.

Individua perfettamente l’audience a cui si rivolge e si muove bene nelle inevitabili regole di genere a cui è sottoposto, i suoi personaggi non danno mai l’impressione di essere animati da intenzioni frivole, sono estremamente umani e diventano un manifesto veritiero e onesto di quello che è l’adolescenza: un periodo che si vive con fatica e si ricorda con il sorriso.

E per dare a Cesare quel che è di Cesare, l’adattamento del romanzo da parte degli sceneggiatori Elizabeth Berger e Isaac Aptaker conferisce ai protagonisti un ottimo materiale su cui lavorare. Nick Robinson, interprete di Simon, è in parte, Jennifer Garner e Josh Duhamel sono belli (troppo) e intensi nelle vesti dei genitori del protagonista e il cast di contorno fa bene il suo lavoro.

Tuo, Simon non è un capolavoro, troppo rinchiuso nelle radici del genere teen per esserlo, ma è un ritratto in gran parte onesto di una fase della vita di preparazione, in cui tutto sembra ostile e lontano dal nostro potere e dalla nostra comprensione. Il protagonista è, se vogliamo, un privilegiato, non tutti hanno la fortuna di essere accolti e capiti come viene accolto lui, ma la sua storia non tenta di educare niente e nessuno anche se alla fine, inevitabilmente, finisce per farlo, e  non è necessariamente un male. In un momento storico in cui tutti hanno bisogno di essere rappresentati, il film sarebbe stato molto utile allo stesso Simon per abbracciare il diritto universale di essere felice. Da questo momento in poi, sarà utile a tutti i Simon sparsi per il mondo. E’ manipolazione? No. E’ solo un bel film, con un bel messaggio.

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