Nobili bugie, un curioso e agrodolce ritorno al passato

di Laura Pozzi

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Per il suo esordio alla regia, Antonio Pisu (figlio del più noto caratterista Raffaele), sceglie un agrodolce ritorno al passato affidandosi alla classe e al carisma di alcuni dei nostri migliori interpreti tra i quali spicca lei: Claudia Cardinale intramontabile e autentica icona cinematografica di tutti  tempi.

Pisu dopo alcune esperienze attoriali (lo ricordiamo ne Il papà di Giovanna di Pupi Avati), fonda nel 2016 insieme al fratello Paolo Rossi la casa di produzione Genoma Films che gli consente di realizzare Nobili Bugie, in uscita nelle sale dal 24 maggio. La storia ambientata nel 1944 sui colli bolognesi, si svolge interamente nella tenuta di Villa La Quiete, antica dimora dove una famiglia di nobili decaduti sopravvive al proprio declino economico.

In pieno conflitto mondiale il duca Pier Donato Martellini (Raffaele Pisu) e la duchessa Romola Valli (Claudia Cardinale) vivono in una sorta di limbo atemporale, indifferenti ed estranei al mondo circostante in compagnia di una servitù ridotta ai minimi termini  e di un figlio cinquantenne, Jean-Jacques (Paolo Rossi) a cui importa solo del Bologna Football Club. Questa passione calcistica al limite dell’ossessione, non rappresenta soltanto un semplice e originale pretesto narrativo, ma permette alla storia di svincolarsi da un umorismo a tratti pretestuoso per abbracciare un tono più consono all’argomento trattato.

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Attraverso le vicende calcistiche, ma soprattutto storiche legate alla squadra, il regista ripercorre le drammatiche vicende di quel tragico periodo e il ricordo del grande allenatore Arpàd Weisz la cui unica colpa era esser ebreo (morì insieme alla sua famiglia nel 1944 ad Auschwitz) intende mostrare come dietro la leggerezza di un gioco possano celarsi immani tragedie e vite perdute che è doveroso ricordare. Ma ci troviamo dinnanzi a una commedia anzi una black comedy  e come tale il suo sviluppo si basa su una serie di accadimenti non sempre riusciti, ma comunque godibili. Durante un pomeriggio qualsiasi, tre ebrei in fuga Beniamino (Ivano Marescotti), Anna (Gaia Bottazzi) e Stefania (Silvia Traversi) bussano alla porta dei duchi in cerca di aiuto.

Pur di trovare rifugio nella villa sono disposti a pagare ogni mese di permanenza con un lingotto d’oro, promettendo di togliere il disturbo a guerra finita. L’occasione è ghiotta e sarà proprio la duchessa a placare gli entusiasmi dei presenti, padroneggiando una situazione incandescente dove tutti sono disposti ad appropriarsi illecitamente dell’inaspettato tesoro degli ospiti. Dopo aver dato ordine di aspettare che i rifugiati mantengano la promessa donando più lingotti possibili per riacquistare così tutti gli immobili perduti, la guerra finisce mandando in fumo la tanto agognata rinascita nobiliare. Per evitare tutto ciò organizzano con l’aiuto dei domestici e di Jean-Jacques una serie di sotterfugi escamatoge e pantomime per fingere che il conflitto sia ancora in corso.

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Ma un giorno improvvisamente arriva un uomo, Franco (Giancarlo Giannini) che sembra conoscere molto bene i tre profughi e da quel momento niente sarà come prima. Pisu dimostra una certa abilità con la macchina da presa, ma a volte fatica a stare dietro ai personaggi e il continuo cambio di tono giova poco alla storia creando una confusione priva di logica in cui le azioni risultano slegate tra loro. Resta comunque il piacere di ritrovare sullo schermo due autentici monumenti come Claudia Cardinale e Raffaele Pisu, capaci di emozionare con la sola presenza. Da notare una curiosità che speriamo serva d’esempio: Genoma Films è uno dei pochi produttori che ha deciso di girare il film all’insegna della sostenibilità ambientale monitorandolo in tutte le fasi di lavorazione e mettendo in opera le pratiche necessarie alla riduzione delle emissioni climateranti. Un vero e proprio (e speriamo il primo di una lunga serie) lungometraggio ecosostenibile.

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