Sergio & Sergei, un’amicizia oltre ogni limite

di Nicolò Palmieri

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Cuba, 1991. Sergio, un professore di filosofia marxista, laureato a Mosca e radioamatore, assiste inerme al crollo dell’Unione Sovietica. Il sogno comunista è finito, e il Paese castrista si ritrova definitivamente isolato, in preda a una crisi prossima al collasso economico.

Le qualifiche di Sergio sono ormai inutili, e per dar da mangiare alla perspicace figlia di sei anni, Mariana, decide di assecondare la produzione clandestina di sigari e rum che la sua anziana madre porta avanti.

Un giorno, vagando per le frequenze radiofoniche, si mette casualmente in contatto con Sergei, cosmonauta russo all’interno della stazione spaziale MIR, ultimo uomo rimasto a non sapere che la sua nazione non esiste più. L’agenzia spaziale non ha i fondi per riportarlo a casa, e Sergei chiede aiuto a Sergio, il quale si rivolge a Peter, radioamatore americano e anticonformista che sfrutta le sue conoscenze alla NASA.

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Il regista cubano Ernesto Daranas Serrano (Condotta, 2014) porta sul grande schermo una scanzonata storia di amicizie che non hanno bisogno della fisicità, legate unicamente da voci trasmesse tra Paesi ostili tra loro, fino ad arrivare a battere la surreale barriera dello spazio cosmico.

La trama principale serve da pretesto per allargare la visione su un intero periodo storico, tutt’oggi di difficile comprensione. Il film trae infatti ispirazione dalla vera storia di Sergej Krikalëv, considerato “l’ultimo cittadino dell’Unione Sovietica”, dal momento che tra il 1991 e il 1992 passò 311 giorni a bordo della MIR, mentre sulla Terra l’URSS cessava di esistere.

Si tratta di un’epoca di disorientamento, al’interno del quale la politica non riconosce più gli amici e i nemici, e il sogno del comunismo diviene ufficialmente un’utopia da riportare sui libri di storia. Daranas racconta quindi la perdita dei valori, attraverso però un tono leggero, sostenuto dall’allegra voce fuori campo della Mariana di oggi che ci riporta la storia del padre.

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La sua è una storia fortemente autobiografica, e ce lo dimostrano tutte le caratteristiche della Cuba di fine millennio che mette in scena: i tetti sporchi dell’Avana, la povertà dilagante, gli impacciati funzionari del governo che intercettano Sergio, sospettato di complottare con gli Stati Uniti.

Daranas esorcizza quindi gli spettri di una nazione intera, prendendosi la libertà di farne una commedia: l’intento è giustissimo, il rimpianto però sta in una comicità forzata, che si esprime con battute e gag che vogliono strappare una risata a tutti i costi, provocando invece (il più delle volte) un silenzio deluso.

Se il tono comico del film non convince, ci pensa però quello nostalgico ad assolvere le sue funzioni. Richiamando lo stile di un caposaldo del genere come Goodbye, Lenin!, la pellicola fa rivivere tutta la malinconia che si respirava alla fine dello scorso millennio, quando la caduta del muro di Berlino dichiarava il taglio con il passato, e annunciava un timoroso passo verso un futuro incerto, spogliato dagli ideali e dagli strascichi della Guerra Fredda.

Ed è proprio quella tristezza che riviviamo nelle voci e negli sguardi dei due protagonisti, Sergio e Sergei, entrambi intrappolati in una condizione nuova ed alienante: il primo, cittadino spaesato di una nazione che non può più contare su nessuno, indagato dai suoi compatrioti e costretto a rinnegare i suoi valori filosovietici; il secondo, impossibilitato a vivere gli eventi del suo ormai ex Paese, che osserva fluttuandoci sopra, con la bandiera sovietica ancora ironicamente attaccata alla stazione spaziale a ricordargli gli affetti (la moglie e i figli) da cui non riesce a tornare perché ogni certezza sulla Terra è caduta.

E’ proprio nel loro confronto che prende vita una storia surreale, che si sviluppa tra il caldo torrido e colorato dell’Avana e il freddo triste e claustrofobico della stazione spaziale, e che viene riportata con la tipica gioia malinconica che solo l’ingenua infanzia lascia dentro di noi, grazie agli occhi sognanti della piccola Mariana, spettatrice di incredibili cambiamenti familiari e mondiali.

Alla fine, la caduta degli idoli viene messa in secondo piano, per riscoprire la connessione tra gli uomini, decisi a non abbandonare mai la speranza fin quando, dall’altro capo del mondo, ci sarà sempre un’altra voce pronta a rispondergli.

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