Livre d’image: l’ultimo film di Jean-Luc Godard

di Chiara Maciocci

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È tornato a Cannes, dopo 50 anni da quel mirabile 1968 in cui riuscì a portare il vento della rivoluzione sulla Croisette, il grande (forse il più grande) regista francese Jean-Luc Godard, con il suo nuovo film Le livre d’image a concorrere per la Palma d’oro.

Principale esponente della Nouvelle Vague, protagonista delle barricate del ‘68, intellettuale raffinato e complesso, sempre in cerca del nuovo e dell’anticonformistico, Godard trova nel suo ultimo film una specie di testamento che parla di guerra, terrorismo, morte, cultura, persone, letteratura, e cinema sopra ogni cosa. Le livre d’image è frutto del montaggio compulsivo di un regista che ha rinunciato a sedersi dietro la macchina da presa, dirigendo attori sempre più spesso complici di un sistema ipocrita e malato, e ora (dal precedente Adieu au langage, il quale vinse il premio della giuria a Cannes nel 2014) preferisce lavorare con le immagini, proprie e di altrui fattura, e comporle in un film che nega e al contempo riassume in sé l’essenza del cinema.

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Le livre d’image è un collage di spezzoni ricavati dalla storia del cinema (anche Fellini e Pasolini), da video di YouTube, da immagini e parole che si rincorrono in un flusso continuo e connesso, articolate in 5 capitoli come le dita di una mano. Vari sono i temi affrontati dal regista in maniera sempre allusiva e mai didascalica, quali, fra gli altri, la questione araba, il mondo islamico raccontato con gli occhi dell’oriente come realtà autosufficiente e ricca di cultura e vita, la guerra che imperversa nel mondo, l’umanità nella sua spoglia più vera e i paradisi perduti.

Il 12 maggio si è tenuta la conferenza stampa del regista, il quale (non) si è presentato attraverso lo schermo di un cellulare, e ha risposto tramite FaceTime, con peculiare giovialità, alle domande di un pubblico riverente e grato di poter parlare con il creatore di Pierrot le fou, Vivre sa vie: Film en douze tableaux, À bout de souffle e altri capolavori. Attendiamo dunque il verdetto della giuria del Festival, e nel frattempo ci rallegriamo del fatto che, comunque vada, il film di uno degli ultimi grandi maestri del cinema abbia trovato uno spazio in cui raggiungere una visibilità relativamente proporzionata al suo valore.

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