Solo: A Star Wars Story. Il sogno continua con un ritorno alle origini

di Corinne Vosa

solo-a-star-wars-story- outout magazine 1.jpg

Nonostante alcune critiche lo sviluppo della saga di Star Wars sembra ormai inarrestabile. La potenza dell’universo immaginario creato da George Lucas è un terreno fertile da cui sviluppare storie sempre nuove, legate a quelle passate ma con una propria autonomia.

Dopo Rogue One arriva un nuovo tassello della cosiddetta Star Wars Anthology, la produzione voluta dalla Disney di una serie di spin-off della saga incentrati ognuno su uno specifico personaggio. Come deducibile dal titolo, Solo: A Star Wars Story è lo spin-off dedicato all’epica figura di Han Solo, quando era un giovane contrabbandiere alle prime armi. Molti i personaggi che incontra nel suo cammino e con cui la sua vita si intreccia, anche se sappiamo bene che questi rapporti non dureranno a lungo, tranne uno: quello con il suo futuro leale amico Chewbecca.

Viene così mostrato il primo incontro tra questi amici indissolubili, momento senz’altro emozionante per i fan della saga. Ad interpretare Han Solo è Alden Ehrenreich che riesce a rendersi credibile nel suo ruolo nonostante l’ingombrante ombra di Harrison Ford. Spavalderia, simpatia e ottimismo caratterizzano il suo personaggio. Ad affiancarlo un nutrito cast di attori: Emilia Clarke, nel ruolo di Qi’ra, la misteriosa e seducente fanciulla di cui Han è innamorato; Woody Harrelson in quello di Tobias Beckett, criminale e mentore del ragazzo; Thandie Newton è Val, membro della banda di Beckett; Donald Glover indossa le vesti di Lando Calrissian, storico personaggio della trilogia originale di Guerre Stellari; Paul Bettany invece interpreta Dryden Vos, elegante e crudele signore del crimine.

Nonostante i forti richiami, il sentimento di nostalgia verso la trilogia originale che domina in Solo: A Star Wars Story è minore rispetto a quello che muove Episodio VII e Episodio VIII. Infatti se in questi prevale un cupo ritorno alle atmosfere epiche e drammatiche dei vecchi episodi della saga, qui si è trascinati dalla leggerezza di una nuova avventura, senza comunque però tradire lo spirito di Guerre Stellari. Il male, negli altri film della saga simboleggiato dal Lato Oscuro, è sempre presente, pronto a sedurre i cuori più fragili e tormentati, ma non è rappresentato dai Sith e a contrapporglisi non è la sapienza degli Jedi, ma la bonarietà di un giovane che si scopre abile come fuorilegge.

solo- a star wars story outout magazine 2.jpg

Han Solo è ancora un giovane idealista, pronto a fare di tutto per la donna che ama, la quale riserverà non poche sorprese a livello narrativo, e fiducioso nel prossimo. Permangono i dilemmi morali che caratterizzano la saga: luce-oscurità, bene-male, amore-odio. Gli esseri umani sono in bilico tra queste forze e devono continuamente interrogarsi su chi vogliono essere, perché sarà la loro scelta che determinerà chi diverranno e il loro futuro,oltre quello di chi gli è vicino. Una storia di persone a loro modo comuni dove i futuristici cavalieri con la spada laser sono assenti e l’umanità gioca alla partita della vita.

Come sempre Star Wars ci regala una lunga e costante sequenza di momenti di ottima ironia. La sceneggiatura di Lawrence Kasdan e John Kasdan è ben riuscita, e ha l’eccellente merito di plasmare nuovi personaggi molto efficaci. La simpatia di questi ha tutte le carte in regola per conquistare lo spettatore: prima fra tutti è forse da menzionare L3-37, un droide che sembra aver sviluppato uno stato di coscienza e pur servendo fedelmente il suo padrone, che altri non è che è che Lando Calrissian, richiede senza timori parità di diritti e libertà, invocando la ribellione e dimostrando continuamente la propria indipendenza.

solo a star wars storie outout magazine 3.jpg

Ron Howard si conferma per l’ennesima volta un regista abilissimo nel destreggiarsi tra azione e sentimenti, con ritmo dinamico e sequenze visivamente impeccabili. La fotografia è stupenda e utilizza un pattern di colori vividi ed espressivi, che spiccano sul grande schermo, affascinando e impreziosendo la bellezza di questa galassia lontana. Anche le scenografie sono molto curate e soddisfacenti, mentre la colonna sonora di John Williams non smette mai di darci i brividi per la sua bellezza ed epicità, insostituibile collante e leitmotiv simbolico di per sé della saga, che in molte sue componenti si ripete ma si rigenera anche, introducendo nuove sonorità.

Il film in fondo è la storia di formazione del giovane Han Solo, che lo porterà a divenire il personaggio che conosciamo, quel simpatico truffatore presuntuoso che finge di non credere in nulla, ma in realtà ha il cuore d’oro. Impossibile non pensare a ciò quando Qi’ra gli dice che nonostante quello che lui vuol far sembrare lei sa chi è: un bravo ragazzo. Solo: A Star Wars Story si attiene certamente al suo scopo, mostrare le origini di uno degli eroi fondamentali e più amati della saga, e lo fa intrattenendo efficacemente, senza privarci di piccole grandi emozioni né di colpi di scena affascinanti.

Ron Howard realizza un film meno “dark” dei precedenti Star Wars, anche se la presenza dell’Impero è ampiamente accennata, ma le atmosfere sono meno cupe e l’identificazione avviene con un personaggio che sente di essere libero e pronto a gettarsi in nuove avventure, invece che prescelto per un arduo compito e destinato a una dolorosa sorte. Certo non è un capolavoro autoriale, ma un film commerciale a cui è richiesto di fare il proprio dovere, e lo fa, senza raggiungere il picco della perfezione, ma comunque continuando a rendere più interessante un universo di stelle e pianeti in cui è possibile sognare e tornare in un certo senso bambini, in quel tempo in cui la fantasia non aveva limiti e la mente era libera di spaziare in luoghi inesplorati senza colpevolizzarsi.

Rispondi