La rinascita del Museo Storico dei Granatieri

di Cristina Peretti

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A volte i libri non bastano, per capire a fondo i ricorsi storici serve il contatto diretto con gli oggetti che testimoniano ciò che è accaduto. Per questo è importante svecchiare, rinnovare e riportare alla luce i musei, anche quelli dimenticati.

Non tutti sanno che a Roma, vicino alla Basilica di Santa Croce a Gerusalemme, si trova il Museo Storico dei Granatieri. Unico nel suo genere, il museo fu costruito nei primi anni ’20, a tempo di record: la prima idea, infatti, di una struttura che conservasse la memoria storica di questa attività con cimeli e documenti a esse relativi, nacque nel 1903, ma la quantità era così ingente da rendere necessaria la costruzione di una sede adatta per raccoglierli tutti. Il generale Bignami lanciò una sottoscrizione volontaria a cui risposero granatieri da tutte le parti d’Italia.

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Fra questi soldati vi erano scalpellini, carpentieri, muratori, vetrai e mosaicisti. “Questo impegno ed entusiasmo dimostra come i nostri militari abbiano sempre tenuto moltissimo alle loro tradizioni e alla loro cultura, che, dal Ducato di Savoia fino ad oggi, all’Operazione Strade sicure, si intrecciano con la storia d’Italia”. Nel 1922 il re Vittorio Emanuele III pose la prima pietra con una cazzuola dorata, la cui pergamena è ancora oggi visibile al museo e nel 1924, dopo solo due anni di lavoro, fu inaugurato dai segnanti di Casa Savoia.  Lo stile è elegante, ecclettico e con elementi liberty: a prima vista ricorda una villa signorile, come quelle del quartiere Coppedè, tuttavia i travertini scolpiti ritraggono panoplie di armi e trofei, elmi e stemmi dei Savoia.

Al suo interno troviamo quindici sale, in cui sono raccolte armi italiane e straniere, telefoni da campo, elmetti, copricapo, quadri, fotografie, bandiere, oggetti personali donati dai Granatieri stessi o dalle loro famiglie e le prime bombe a mano, chiamate “granate” perché erano riempite con “grani” di polvere da sparo Inoltre, sulle pareti del Sacrario, sono incisi a lettere d’oro i nomi di 8.500 Granatieri caduti in tutte le guerre. Il museo, dunque, è un vero e proprio viaggio nel passato, durante il quale gli studenti possono toccare con mano le armi e gli altri cimeli che i nostri antenati ci hanno lasciato. È una testimonianza storica che non deve essere trascurata: per questo motivo, è stato presentato dal colonnello Bruno Camarota il restyling della struttura (in collaborazione con la facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza”), la riqualificazione dei locali sotterranei e la rinnovata sistemazione della collezione.

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