Loro 2, il riflesso della parola fine

di Claudio Miani

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Il bonario volto del Cavaliere di Loro 1 (esegesi visiva di un caratterista eccezionale come Tony Servillo) sembra dissolversi sotto le spigolature dialettiche della forma extrasensoriale di Sorrentino e quasi fossimo tra le lame dell’animo horror di Argento, ciò che vediamo e non riusciamo a comprendere (come ne L’Uccello dalle piume di Cristallo, Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio) diviene chiaro man mano che il coltello materico, sinonimo della pellicola, scorre nel proprio irriverente minutaggio.

Loro 2 è un feroce pugno allo stomaco. Un eclettico incedere nella sagoma deformata dal tempo di Silvio Berlusconi. Un docu-film che ricorda Artur Aristakisjan e le sue creature deformate dal (non)volere del potere. Qui il potere ha un nome e cognome e una fattezza alla quale il nostro sguardo sembra essersi assuefatto per stanchezza. Come costretti da infinite tribune di politica memoria, l’uomo-Silvio lascia il posto al Silvio-politico, ed un veicolo di parolai, in tutto simile a quello smog capace di offuscare la limpidezza del cielo, annienta quella carriera che nel bene (scarso) e nel male (assoluto) ha governato gli ultimi 50 anni della nostra povera italietta.

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Loro 2 ha molto de Il Divo. La capacità di Sorrentino di parlare per immagini è indiscutibile, la naturalezza e la pulizia della sua mdp sembra ridisegnare il concetto di sguardo e osservazione. E’ immobile e allo stesso tempo lascia che il tempo le scorra attorno disegnando e ridisegnando immagini. Una staticità alla Vertov con gli sbalzi umorali di Wenders. Il Divo colorava a tinte bianche e nere Giulio Andreotti, raccontava l’Italia dei Poggiolini, degli Sbardella, delle sudditanze di potere e di forza, Loro 2 racconta il declino di Silvio Berlusconi e il nostro. Di chi ha tifato Milan, di chi ha creduto al milione di posti di lavoro, di chi ha guardato morire (dialetticamente) figure politiche allo sbando come Bossi, Renzi, Bertinotti. Disegna con colori vivaci e vividi una cultura, quella italiana, che di cultura ha solo l’accezione sullo Zingarelli e si spegne in un accappatoio bianco, primordiale culla di una testa reclinata in disfatta. Silvio Berlusconi torna ad essere semplicemente un uomo. Solo.

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