Frederick Wiseman mostra la New York Public Library come culla del sincretismo

di Luca Ingravalle

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E’ stato da poco distribuito in Italia, in un evento speciale che lo ha visto in sala dal 23 al 25 Aprile, l’ultimo film di Frederick Wiseman Ex Libris- The New York Public Library, presentato con grande successo nella scorsa edizione del Festival di Venezia.

Dopo aver vinto un Premio Oscar alla carriera, tre Emmys e un Leone d’oro, Wiseman firma il suo quarantesimo progetto e lo fa rispettando la linea guida della sua enorme produzione, con un film attuale e politico.

Intervistato dai microfoni di cinemaitaliano, il regista ha ripercorso i momenti fondamentali della sua carriera, del suo cinema, e ha concesso diverse riflessioni riguardanti il suo ultimo progetto.

“In genere prima di girare un film, vado sempre il giorno prima nel posto che mi interessa documentare perché credo che la vera ricerca stia davvero nel girare […]. Per la New York Public Library ho trascorso un giorno lì, camminando attorno al palazzo principale e il pomeriggio in un’altra zona. Poi ho iniziato a girare quasi due mesi dopo”.

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Non lo si può certo definire un regista statico Wiseman, il quale si dissocia dall’essere definito un maestro del cinema di osservazione” perché: “C’è qualcosa di quel concetto che porta a pensare che si vada a mettere la macchina da presa in un posto, la si accenda e si torni ogni tanto a vedere se qualcosa sta accadendo, ma questo non è assolutamente vero“. Al contrario, spiega il regista, che per filmare un documentario, o meglio, un film che mostri la realtà esistono molteplici varianti stilistiche o narrative che spesso e volentieri non vengono considerate.

E alla domanda ” Può Ex Libris essere definito un film politico?” il regista non le manda a dire: ” Trump lo ha trasformato tale”. E il ragionamento non fa una piega.

La biblioteca che Wiseman sceglie di mostrare non solo è una delle prime “vittime” della presidenza Trump, dopo i tagli ai fondi per attività culturali e artistiche imposte dal presidente nella sua prima finanziaria, ma è anche culla sincretica di tutto ciò che Trump non ammette: il diverso.

“La Biblioteca è aperta a tutti […]. Crede nella diffusione del pensiero e nell’uso della conoscenza. Trump è davvero darwiniano anche non sapendo chi sia Darwin. E’ incompetente e diseducato, e la Biblioteca è tutto quello che lui non è”.

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