Ci vuole un fisico: il tutto in una notte di due irresistibili outsiders

di Laura Pozzi

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Ci vuole un fisico, film d’esordio di Alessandro Tamburini nasce nel 2013 come cortometraggio.Il successo e i riconoscimenti ottenuti (circa una trentina i premi vinti), hanno convinto regista e sceneggiatori (Gianluca Ansanelli e Ciro Zecca) a riprendere in mano la storia e trasformarla in lungometraggio che grazie alla CSC production vedrà luce nelle sale il  prossimo 3 maggio.

Il film interpretato dallo stesso Tamburini e da Anna Ferraioli Ravel è un divertente, ma non banale inno alla diversità con al centro due stralunati personaggi che nel corso di un’imprevista e a tratti folle notte modenese scopriranno di avere in comune molto più di quanto pensano. La storia semplice e lineare si compone di microepisodi più o meno riusciti, dove a risultare vincente è la forte empatia creata dai due protagonisti. Ale è un timido e goffo trentenne, costantemente in lotta con il proprio aspetto fisico artefice dei suoi fallimenti amorosi e di quel disagio esistenziale figlio di un’immagine non conforme ai dettami della società moderna.

Ci vuole un fisico-outoutmagazine2.jpgProblema che in parte lo accomuna ad Anna, costretta a dimagrire trenta chili pur di riconquistare il suo attempato ex innamorato. I due s’incontrano casualmente in un ristorante dopo aver ricevuto una sonora buca dai rispettivi partner. Un bislacco, ma in fondo benevolo destino metterà in comunione le loro insicurezze per renderli finalmente consapevoli dell’insospettata forza interiore posseduta da entrambi. Scorrazzando in motorino per le vie di Modena, saranno protagonisti di un’interminabile e rocambolesca serie di eventi che li porterà alle prime luci dell’alba a comprendere meglio se stessi e ad appurare come quelli fuori dalla realtà ormai fagocitati da un mondo di finte apparenze siano gli altri.

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La lunga notte che attraverserà dolcemente le loro fragili esistenze darà vita ad un azzeccato mix di sentimenti contrastanti, dovuti ad aspri e crudeli confronti, alternati a momenti di assoluta e necessaria condivisione. Ale ed Anna possono apparire sulle prime due teneri perdenti, due outsiders per cui tifare ad oltranza, ma il film sotto quell’aura di leggerezza che lo caratterizza nasconde un critica sociale nient’affatto scontata e su cui riflettere. La storia nata sulle fondamenta di un corto evidenzia limiti ben evidenti e lo script non brilla certo per originalità, ma possiede un’autenticità e una sincerità disarmante. I pungenti dialoghi venati di surrealismo ed autoironia, imprimono alla storia ritmo e credibilità, tenendosi diligentemente alla larga da quella bieca comicità capace di ridurre personaggi ad assurde e ridicole macchiette. Tamburini ha voluto interpretare Ale proprio per dare attraverso il suo vissuto maggiore verosimiglianza alla storia, che acquisisce via via sempre più fascino grazie alla scelta di una location inusuale, ma estremamente efficace e ad una colonna sonora sempre attenta a sottolineare con straordinaria sensibilità gli svariati e discordanti stati d’animo dei protagonisti. Dopo la visione consigliamo vivamente di recuperare il corto da cui la storia trae origine per curiosare e soffermarsi su differenze e similitudini, perché proprio in questa genesi si nasconde l’aspetto più interessante e riuscito del film.

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