Tangue-la lingua del tango, un viaggio introspettivo alla scoperta delle nostre origini

di Cristina Peretti

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Chi non è mai rimasto affascinato dai movimenti sensuali e poetici del tango? Dietro quello che sembra essere un semplice ballo da sala si nasconde molto di più: dietro i gesti, la musica e i passi dei tangheri  c’è una storia, una storia che coinvolge noi e le nostre origini. A gettare luce su questo oscuro passato è stata Marta Limoli, autrice di Tangue-La lingua del tango, il primo docufilm dedicato interamente a questa forma artistica, al suo “alfabeto” e alla sua essenza, proiettato in anteprima il 19 Marzo 2018.

Abbiamo avuto il piacere di  intervistare la regista, che ci ha guidato in un viaggio alla scoperta del linguaggio nascosto del tango e che grazie alla passione trasmessa con le sue parole, ha fatto nascere in noi curiosità e desiderio di conoscere le chiavi di interpretazione di questa danza .  Sceneggiatrice, attrice e scrittrice, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Catania con la qualifica di scenografa, Marta è un artista a 360 gradi. Ma come è nata la passione per il teatro? E in che modo è approdata al mondo del tango? “Dopo il liceo artistico mi sono iscritta all’Accademia di belle arti e lì è sbocciato l’interesse per il teatro, in quanto cercavo una forma espressiva che completasse tutto il percorso”.

“Successivamente ho frequentato la Scuola d?Arte Drammatica del teatro stabile di Catania, che all’epoca era rinomata a livello nazionale, perchè c’erano dei maestri che portavano con sè tutta una storia. Così io e i miei compagni di corso abbiamo agganciato questi sapori, queste atmosfere della vecchia guardia del teatro italiano e ne siamo rimasti affascinati”.

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Finita la scuola di teatro ha iniziato a lavorare con varie compagnie di giro, prendendo parte a molte tournée nazionali. Si è trasferita a Roma e ha iniziato a fare esperienza come assistente di palco e assistente alla regia e disegnando anche locandine per spettacoli teatrali, mettendo in pratica il suo titolo accademico. Ma non solo: nella capitale ha avuto l’opportunità di mettere in atto idee personali e poi è arrivato il tango.

Mi era rimasta dentro dentro questa passione per la danza ed è stato questo che mi ha suscitato delle emozioni da spettatrice. Le performance di Pina Baush e Bob Wilson, hanno suscitato una forte attrazione per l’ espressione corporea, in forma di teatrodanza. É stato questo che da spettatrice mi ha scatenato forti emozioni. La mia amica e collega attrice Mimma Mercurio, diventata poi bravissima ballerina e maestra di tango,  cercava di coinvolgermi, di trascinarmi in quest’ambiente, perché ne era stata già travolta, mentre io pensavo che il teatro fosse la forma di espressione più completa in assoluto. E di fatto lo è, ma il tango coinvolge altri canali espressivi della persona ed è a suo modo totalizzante. Osservando, mi sono resa conto che all’interno dei codici del tango esistono dei satelliti da esplorare, è tutto un universo a sé stante”.

Da questa meraviglia che ho scoperto è nata la voglia irrefrenabile di raccontare cosa fosse il tango, cosa conservasse in sé. E’ tutto un insieme di grandi valori, che partono da una storia incredibile che ci appartiene”.

Le primissime radici sorgono in terra d’Africa e poi si evolvono. Vengono trascinate in tutto il mondo, approdano in Argentina e in Uruguai. E’ nato in una forma di schiavitù. La stessa parola “tango” conserva un suono tribale, un suono primitivo, che era il suono del primo ritmo creato con le percussioni. Era ballato tra uomini e questo aspetto è citato in una scena notturna del film, in cui faccio vedere un gruppo di uomini scatenati, come un branco di cani, che ballano tra loro e continuano anche di giorno, come se la musica non li abbandonasse mai”. 

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Tangue- la lingua del tango, oltre a essere il primo docufilm dedicato a questo argomento, è anche il primo lungometraggio sul tango di identità mediterranea, completamente girato a Catania, un set a cielo aperto. “Ho voluto rivelare un po’ dei luoghi di Catania che ho scoperto, perché li conoscevo solo perché visitati durante gite e molti di essi con li avevo mai visti”.

Inoltre, è autoprodotto, quindi realizzato con mezzi molto semplici. Marta ci ha raccontato che  ha impiegato molto tempo a organizzare le location, le scenografie, i copioni, i vestiti e il coordinamento coreografico. La troupe era composta da due persone: lei e l’operatore. É stata una vera e propria sfida.”Mi sono divertita, ma è stato difficile.” La sceneggiatura si evolveva nel corso delle riprese. All’inizio voleva essere un cortometraggio. Attraverso l’Accademia Projecto Tango di Angelo Grasso, ha avuto la possibilità di conoscere molte coppe di famosi maestri argentini, che Marta incontra e intervista e nel film ballano individualmente, mentre sono tutti siciliani i ballerini professionisti che fanno parte delle scena d’insieme, in cui si intuisce che sono energie artistiche del luogo. Anche la musica è di stampo locale:l repertorio di brani suonati dal vivo è affidato a grandi professionisti che vivono a Catania.

Il ballerino balla quasi sempre lo stesso repertorio, ma la cosa magica è che lo stesso brano lo si riscopre sempre, è come se, riconoscendolo, si ha maggior piacere di ballarlo e di affrontarlo, perché si può ballare in infinite combinazioni differenti”.

Il tango, dunque, può essere considerato una sorta di viaggio introspettivo, un ritorno alle nostre origini.

Il tango è in ognuno di noi, è per tutti. É come il blocco di marmo di Michelangelo: via via si rivela, man mano che togliamo la materia che lo copre, arriviamo all’essenza. E’ forma che si rivela da se stessa. Noi,  nel 2018, non ce ne rendiamo conto, ma ci siamo un po’ nati con il tango, tutti i nostri avvii, i nostri nonni l’hanno vissuto e l’hanno elaborato”.

Il suo alfabeto ha il compito di lasciarti dire chi sei. Quando noi assimiliamo questo alfabeto, lo facciamo nostro, diventa personale e privato, ma il bello è che per manifestarsi ha bisogno di essere condiviso, è un ballo sociale che si vive assieme ad un’altra persona e in mezzo a tantissime altre presenze. E’ un linguaggio per tutti. E’ un linguaggio per tutti.”

www.tanguelalinguadeltango.it

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