Youtopia: tra mondo virtuale e reale il viaggio per riappropriarsi di un sogno

di Corinne Vosa

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A volte è necessario intravedere un orizzonte di speranza per salvarsi,un mondo utopico e perfetto da portare dentro di sé anche mentre si cammina nelle ombre infernali della realtà.

Matilde (Matilda De Angelis) è una diciottenne che per non vivere nella totale incertezza economica, si spoglia in webcam, vendendo il proprio corpo. Vive con la madre Laura (Donatella Finocchiaro), insegnante di fitness che dopo essere stata licenziata è caduta in una crisi di depressione e dipendenza da alcol, aggravata dal fatto di non riuscire più a provvedere in alcun modo né alla figlia né alla madre malata di Alzheimer. Quando rischiano di perdere tutto, anche la loro casa, Matilde confessa alla madre, che insistentemente le chiede altri soldi, il proprio segreto e le suggerisce di fare altrettanto così da poter guadagnare di più. Ma quando anche questo tentativo estremo delle due donne si rivela insufficiente la ragazza si sente costretta a prendere una decisione molto più dolorosa ed immorale: vendere all’asta la propria verginità. Ernesto (Alessandro Haber) è invece la controparte maschile di questa storia: apparentemente marito e padre affidabile e serio, che gode di una buona posizione economica, di notte mette in atto le sue depravazioni sessuali pagando delle prostitute. La sua vita e quella di Matilda presto si intrecceranno fatalmente.

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Matilda vive in bilico tra due realtà: quella aspra, cruda ed inclemente della vita quotidiana e quella perfetta, incantevole e rigenerante del mondo virtuale di un video gioco. In quest’ultima si ritrova immersa in un universo di bellezza e purezza, di cui diventa una vera e propria abitante grazie al suo avatar virtuale, ed in cui interagisce con Hiro, l’avatar di un altro ragazzo che lei non conoscerà mai e che si rivela portatore di una grande saggezza degna di un sapiente antico maestro. Youtopia stupisce nel ribaltare una delle certezze dello spettatore cinematografico: l’effetto nefasto della tecnologia più evoluta sull’essere umano. Questo mondo virtuale in cui trova conforto Matilda non si limita ad essere solo una fuga dalla realtà, ma un universo di valori positivi, che rivendica una diversa concezione di vita rispetto a quella che la società vuole silenziosamente imprimere nelle teste dei cittadini. Altra cosa è l’utilizzo che Matilda fa del web per vendere il proprio corpo, aspetto negativo e sociale rilevante per quanto riguarda l’uso delle nuove tecnologie, il quale rispecchia, e al contempo rinforza, le malattie della società: la mercificazione del corpo, il denaro che diviene quasi un valore portante, l’incapacità di empatizzare con l’altro, l’ipocrisia, l’insoddisfazione eterna. I tre protagonisti condividono una sensazione di inappagamento, al punto che si può far riferimento senza dubbio alla “volontà di vivere” teorizzata da Schopenhauer. In ognuno di loro abita un ossessione, un desiderio di fuga, la ricerca della felicità. Ernesto si rivela viscido e malato nell’identificare questa felicità con la purezza di un’altra persona, sopraffacendola in un momento di debolezza. Dove si può trovare la vera felicità anche durante le tormente più devastanti della realtà?  Ecco che rientra in gioco quel mondo virtuale e utopistico di Matilde, dove comprende qual’ è il vero centro del mondo, cosa ha importanza, come rimettere tutto in discussione, cosa significa vivere ed amare. Questa verità acquisita viene da sé che non si limiterà al mondo dell’immaginazione, ma sarà un nuovo inizio per affrontare la vita reale. Matilde si eleva spiritualmente, entrando in una dimensione paragonabile all’Iperuranio di Platone o all’ascesi schopenhaueriana dello spirito attraverso l’arte. Quel che è certo è che la vana volontà di vivere almeno per un attimo cessa,mentre l’infinito e l’amore entrano nel cuore di Matilda.

Per poter rendere al meglio tutte queste suggestioni è stato molto curato il lavoro sull’animazione (è durato un anno e mezzo, più delle riprese del film), che effettivamente è sorprendente ed efficace, segnando una svolta nel cinema italiano. Meno entusiasmanti sono alle volte le scene della realtà, ma le mancanze del film vengono bilanciate anche da un’ottima Matilda De Angelis, dai momenti di solitudine del suo personaggio, dalle sue espressioni disperate e dal coraggio di affrontare questo ruolo complicato. Inoltre Youtopia è una storia di formazione, in cui una ragazza impara ad  affrontare la vita e a capire se stessa. La tematica della mercificazione del proprio corpo è brutale, ed il film l’affronta senza degenerare nella volgarità nè esasperando facili sentimentalismi.

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Si rivela interessante l’idea di un’alternanza tra le scene di realtà e quelle d’animazione: il film, sottotono inizialmente nelle prime, trasporta improvvisamente lo spettatore tra ambientazioni e personaggi di un film fantascientifico, come Matrix o Avatar, ma dalle sole atmosfere di pace e serenità.  Particolarmente accentuata in questo mondo irreale è la bellezza della natura. Hiro è mentore e principe azzurro di Matilde, figura chiave per la sua storia di formazione, insieme solo forse,anche se in minor modo, alla nonna di lei, malata ma nella cui cripticità e dolcezza si percepiscono degli insegnamenti importanti. Uno degli elementi più controversi nel film è il fatto che Matilda trovi un’alleata, seppur dolente, nella madre: la disperazione le porta a questa follia e solo riscattando la propria dignità potranno ricominciare. Alessandro Haber è perfetto nei panni di questo uomo insopportabile e malato di sesso, che rivela il modo di pensare e sentire di coloro che approfittano di queste situazioni.

Concludendo Youtopia non è un film che trae forza da una regia impeccabile, ma ha una sua profondità filosofica ed emotiva che ne giustifica ampiamente la visione, oltre a momenti cinematografici e visivi interessanti ed affascinanti, come ad esempio un primo piano di Matilde in un gemito che evoca L’urlo di Munch, un grido di dolore cosmico da cui Matilda forse può ancora salvarsi.

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