Roberto Zaghi mette in mostra le leggi razziali: lo sguardo sul mondo dei bambini ebrei

di Beatrice Andreani

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1938-2018. Ottant’anni dalle leggi razziali in Italia: è questo il nome della mostra ideata da Roberto Zaghi in cui fumettisti e animatori di fama internazionale danno voce, con la loro fantasia, ai bambini ebrei vissuti durante gli anni del fascismo.

Da Anna Frank, alla bambina col cappotto rosso del film Shindler’s List, passando ai metaforici topi del Maus di Art Spiegelman, fino alla favola di Cappuccetto Rosso, sono queste le testimonianze e le figure che hanno ispirato i disegnatori. E, ancora, il gioco di “Un, due, tre, stella” di cui Davide De Cubellis si serve per mostrare la velocità con cui si arrivò dall’esclusione sociale all’obbligo di indossare una stella gialla di riconoscimento.

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Arrivare allo sguardo vigile del visitatore, soprattutto a quello dei più giovani, è stato lo scopo dell’autrice Cinzia Leone: “Il mio è un lavoro che evoca un mondo scomparso, quei banchi di scuola rimasti vuoti. E’ una storia che conosco bene, perché si intreccia alla mia: le leggi razziali appartengono all’album di famiglia. Sono figlia di un matrimonio misto, tra un’ebrea e un cattolico, che le infami leggi vietarono. I miei genitori si poterono sposare soltanto quando le leggi furono abrogate. Oggi sta a noi raccontare ai giovani questa storia, e il linguaggio del fumetto può essere efficace perché appartiene al loro mondo”.

L’esposizione è stata inaugurata a Torino presso il Museo del Carcere Le Nuove, il cui valore storico, in questo caso, ha giocato un ruolo decisivo. E’ in questo luogo in cui sono stati reclusi molti ebrei torinesi prima di essere deportati nei campi di sterminio nazisti, ed è anche da questo luogo che deve partire una riflessione sulle leggi razziali e sulla conseguente tragedia della Shoah.

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Cominciare a comprendere va oltre il semplice riconoscimento storico e quest’epoca non è poi così distante dai nostri tempi: “Ottant’anni sono un’inerzia, e questa vergogna appartiene a noi italiani che abbiamo agito contro altri italiani. Chi ha fatto o ha taciuto è ugualmente colpevole. Fu un’azione antropologicamente velenosa. I bambini sono stati i più colpiti da un punto di vista umano e morale, ed è per questo che molti artisti hanno dedicato a loro le opere” (Roberto Genovesi, direttore di Cartoons on The Bay)

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