Karl Marx diventa un supereroe

di Cristina Peretti

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L’autore del “Capitale” approda sul grande schermo in una veste tutta nuova. È uscito, infatti, in occasione del suo bicentenario, Il Giovane Marx, un film dedicato alla sua giovinezza e alla sua amicizia con Engels.

Il padre del socialismo scientifico, Karl Marx, non cessa di essere una delle figure predominanti nella nostra cultura di massa. Non solo filosofo, ma anche sociologo, giornalista, storico ed economista, è ancora oggi uno dei personaggi più studiati e criticati. A lui, inoltre, sono ispirate alcune favole per bambini, come I fantasmi di Carl Marx, il cui protagonista, il finto fantasma di Marx, rivale di Das Kapital, intraprende un viaggio in America, dove lo aspetta un appuntamento con Miss Wall Street Panic. È citato in canzoni pop come Io, te e Carlo de Lo Stato Sociale o Occidentali’s Karma, in cui Gabbani definisce il web Coca dei poveri, occhio dei popoli.

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Insieme a Engels è protagonista di romanzi gialli, come Marx e Engels investigatori. Il filo rosso del delitto, in cui i protagonisti, nei panni di due detective radical chic, girano l’Europa risolvendo casi. Anche in televisione Marx e il suo pensiero hanno influenzato diverse serie, tra cui Marx ha vuelto, liberamente ispirata al “Manifesto del partito comunista”. Nonostante tutta questa popolarità, nessuno era mai riuscito a portare il filosofo, da protagonista, sul grande schermo Solamente quest’anno, nel 2018, a cimentarsi in questa impresa è stato il regista haitiano Raul Peck, con il suo film Il Giovane Marx.

Tuttavia Peck ci offre l’immagine di un Karl Marx diversa, lontana da quella a cui siamo abituati. L’aspro critico del capitalismo è rappresentato come un artista decadente, che accompagnato dal suo fedele amico Engels, si dedica ad alcool, fumo e sesso. “I filosofi hanno solo interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo”. Frutto di una brutta sbronza, questa illuminazione diventa l’obiettivo di Marx e lo trasforma in una specie di supereroe che vuole cambiare la società in cui vive. Il protagonista si ritrova coinvolto in vicende al limite della legalità, a causa di cui è costretto a fuggire dalle forze dell’ordine. Questa distorta e fuorviante riproduzione biografica è la dimostrazione che, ormai, a distanza di 200 anni dalla morte di Marx, l’aurea di diversità e ribellione, che avvolgeva la sua figura, è svanita. Il suo pensiero, all’epoca percepito così anticonformista, ha smesso di far paura alla chiesa, che l’ha sdoganato.

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