Addio a Miloš Forman, fautore di sogni

di Nicolò Palmieri

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E’ del 13 aprile 2018, la triste notizia dell’improvvisa scomparsa di Miloš Forman, a causa di una breve malattia. Il regista cecoslovacco aveva 86 anni, e ormai da tempo viveva insieme alla moglie negli Stati Uniti, nel Connecticut.

Vincitore di due tra i più meritati premi Oscar alla miglior regia, per Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) e Amadeus (1984), Forman si lascia alle spalle un’incredibile carriera, con film che hanno scolpito nell’immaginario comune personaggi indimenticabili, relegando sempre un ruolo primario al potere dei sogni e alla voglia di libertà.

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Miloš Forman, nome d’arte di Jan Tomáš Forman, nasce nel 1932 a Čáslav (Repubblica Ceca).

Studia cinematografia a Praga, e nel 1964 si mette in luce con il suo primo lungometraggio, L’asso di picche. I successivi due film, Gli amori di una bionda (1965) e Al fuoco, pompieri! (1967), vengono entrambi nominati all’Oscar come miglior film straniero, e gli servono come trampolino di lancio per approdare ad Hollywood, viste anche le tensioni sempre più crescenti con il regime comunista cecoslovacco.

Dopo qualche anno negli States, comincia il suo cammino verso l’olimpo del cinema. Michael Douglas gli consegna l’opportunità di trasporre sul grande schermo il romanzo di Ken Kesey, e Forman confeziona il suo capolavoro: Qualcuno volò sul nido del cuculo, con Jack Nicholson e Louise Fletcher, un meraviglioso inno alla vita e alla libertà individuale, vincitore di tutti e cinque gli oscar più importanti (miglior film, regia, sceneggiatura, attore e attrice protagonisti).

Nel 1979 dirige il musical Hair, e due anni più tardi Ragtime, nominato a otto premi oscar (ma rimasto a secco).

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Ripete ancora una volta l’exploit della carriera nel 1984, con Amadeus: otto Oscar su undici candidature, tra cui al miglior film e alla miglior regia, ma Forman fa incetta di premi praticamente in tutto il mondo, e il film è riconosciuto come un autentico capolavoro sin dalla sua uscita.

Arriva perfino una terza nomination con Larry Flint – Oltre lo scandalo (1996), e tre anni dopo dirige Jim Carrey nei panni di Andy Kaufman in Man on the Moon, sulla cui lavorazione l’attore ha presentato un documentario all’ultima Mostra di Venezia.

L’ultima grande pellicola, infine, risale al 2006: L’ultimo inquisitore con Javier Bardem e Natalie Portman. Alla fine della carriera, può vantare due Oscar, tre Golden Globe, un Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes e l’Orso d’argento al Festival di Berlino.

Nel 2011 rivela che la sua uscita di scena in veste di regista è stata dovuta a una degenerazione maculare che da tempo affligge la retina del suo occhio destro, e che potrebbe portare alla completa cecità. La patologia non lo porta comunque ad abbandonare del tutto l’ambiente cinematografico, e sempre nel 2011 recita insieme a Catherine Deneuve in Les Bien-Aimés.

Dotato di un’acuta sensibilità, tutta europea, che ha saputo applicare alla perfezione ai rigidi standard hollywoodiani, Miloš Forman è stato in grado di concedersi completamente al cinema, regalandoci storie, personaggi e punti di vista dal valore inestimabile, e la sua è una mancanza che non smetterà mai di farsi sentire.

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