Parlami di Lucy, un viaggio nei meandri dell’inconscio

di Corinne Vosa
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Nicole (Antonia Liskova) è una madre severa e rigida, attenta a controllare la propria vita fin nei minimi dettagli, ma nonostante ciò sensibile e vulnerabile, vittima della sua dipendenza da alcol. Ha  una figlia di nome Lucy, una bambina di otto anni solitaria e problematica, in conflitto con la madre e molto affezionata al padre Roman, che abita con loro in una villa isolata fra le montagne.

Nicole per l’ottavo compleanno della bambina organizza una festa di tipo tradizionale invitando alcune persone nonostante Lucy si fosse opposta a questa decisione. Da dopo quella sera iniziano a verificarsi strani eventi e la casa sembra infestata da forze oscure inspiegabili. Nicole cade in un susseguirsi ininterrotto di allucinazioni e di visioni,e teme per l’incolumità della figlia, percependo un pericolo incombente e misterioso. Farà di tutto per salvare la sua Lucy.

Parlami di Lucy è un sofisticato thriller psicologico, incentrato su un intenso e complicato rapporto madre-figlia.  Il punto di vista da cui ogni evento viene filtrato è quello della protagonista Nicole, una donna che inizialmente appare glaciale e austera,ma che poi si svela sempre più tormentata e vulnerabile. Ad interpretarla è una sorprendente Antonia Liskova, capace di rendere tutte le sfumature di questo personaggio femminile complesso ed interessante. La sua è una bellezza che viene dal gelo (è nata in Slovenia), e che incarna perfettamente anche a livello visivo le caratteristiche psicologiche del personaggio. Lo sguardo dello spettatore si fonde a quello di Nicole, empatizzando sempre di più con lei e rimanendo turbato dai fenomeni inspiegabili e trascendentali che le si avventano contro.

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La fotografia è ottima ed il film trova uno dei suoi punti di forza nella palette cromatica: colori cupi e scuri, che restituiscono la sensazione di claustrofobia e prigionia, si alternano ai grigi della depressione e ai colori luminosi ed angelici del bianco e del giallo, metafora di purezza, amore, e gioia. Fondamentale è la dialettica vita-morte in questo film di metafore e atmosfere cupe ed avvolgenti, un labirinto narrativo che in un susseguirsi di colpi di scena tende a sfociare in un climax potente che capovolge ogni certezza sia della protagonista che di noi spettatori. Infatti Parlami di Lucy è certamente classificabile come un mind-game film (categoria teorizzata da Thomas Elsaesser ) caratterizzato in quanto tale innanzitutto da una forte complessità narrativa, che ricalca il modello labirintico della mente.

Il cammino verso la verità è irto e doloroso. Nicole dovrà affrontare numerose sfide in quella che sarà la sua indagine, fulcro del film, che si rivelerà essere un immersione nei meandri dell’inconscio e una perturbante analisi interiore.

Il regista Giuseppe Petitto, sfortunatamente deceduto nel 2015 a causa di un incidente stradale, è riuscito a conferire a questo film, che certamente evoca le atmosfere inquietanti e surreali del genere horror, una forte onestà e veridicità, merito senz’altro del suo retaggio da documentarista. Tutto appare credibile e al contempo incredibile.

L’ambientazione è molto affascinante: una villa tra le incombenti montagne del Nord-Est italiano, le quali rappresentano quell’estetica del sublime, in cui bellezza e angoscia si fondono.

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Uno dei film a cui visivamente e non solo Parlami di Lucy rimanda maggiormente è il meraviglioso The Others di Alejandro Amenábar. Le protagoniste di entrambi i film hanno molto in comune sia fisicamente che psicologicamente: bionde, glaciali,apparentemente algide,ma in realtà tutt’altro (come Grace Kelly che fu definita da Hitchcock ghiaccio bollente); madri severe e attente ad ogni dettaglio della vita dei propri figli,che amano con tutte se stesse ma a cui non riescono sempre a dimostrare questo affetto profondo per colpa delle proprie angoscie e paure; dal momento in cui nella loro casa oscure presenze iniziano a turbare la quiete della propria famiglia cercano di fare tutto il possibile per salvare i propri figli dalla voragine dell’ignoto. Per ironia della sorte il personaggio della Liskova inoltre porta lo stesso nome della Kidman.

Parlami di Lucy nasce da una coproduzione internazionale della casa di produzione italiana Martha Production con la Svizzera e la Slovenia. Questo sapore europeo si percepisce fortemente e fin dalle prime scene è facile capire che ci si trova di fronte a un film autoriale di stampo internazionale.

Non resta che abbandonarsi all’esperienza di un viaggio interiore verso una dolorosa verità.

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