Poliziotti e criminali al cinema: la caccia continua

di Nicolò Palmieri

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C’erano una volta quei bei film dall’impianto classico in cui la legge e il crimine erano entità profondamente separate, le cui mentalità non accennavano mai ad entrare in contatto.

I poliziotti rimanevano puri, nell’adempimento del proprio dovere, mentre i criminali avevano come unico scopo la riuscita del piano, senza guardare in faccia nessuno.

Dopodiché, a partire dagli anni ’70, questa grande rivalità ha visto una maggiore investigazione psicologica delle due figure, assottigliando il confine che separa i metodi dell’agente di polizia da quelli del rapinatore.

Con la recente uscita nelle sale italiane de Nella tana dei lupi, quest’idea di fondo è stata riproposta, contrapponendo a una banda di rapinatori ex militari, tra cui spicca 50 Cent, un poliziotto dai metodi terribili, interpretato dal solito Gerard Butler.

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La principale tematica del film riguarda appunto la stretta somiglianza che intercorre tra lo spietato rapinatore e l’implacabile detective, che condividono gli stessi metodi per raggiungere il proprio obiettivo, rendendosi conto che senza l’uno non esisterebbe l’altro.

Tra le varie cinematografie che hanno analizzato quest’analogia, sicuramente quella statunitense merita un posto d’onore, e si possono identificare dieci pellicole che hanno fatto la fortuna del genere poliziesco, regalandoci somiglianze tra i due personaggi chiave che hanno reso sempre più labile il limite tra crimine e legalità.

Tra le specifiche opere, non può mancare di certo un gioiello degli anni ’90 come I soliti sospetti, il capolavoro di Bryan Singer con un Kevin Spacey da Oscar nei panni di Roger “Verbal” Kint.

L’interrogatorio con l’impulsivo detective Kujan (Chazz Palminteri) fa da sfondo all’intero film, dando l’impressione di capirci sempre più qualcosa fino a sgretolare ogni certezza dello spettatore (e dello stesso detective) regalando infine uno dei più grandi colpi di scena di sempre.

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Tuffandoci ancor più nei sorprendenti anni ’90, troviamo un altro emozionante cult del genere: Léon, scritto e diretto da Luc Besson con un cast in stato di grazia, tra cui spiccano Jean Reno, Gary Oldman e una Natalie Portman appena tredicenne. Si tratta di uno di quei rari casi in cui le parti sono invertite, dal momento che qui è il poliziotto a non possedere una morale, mentre il killer rispetta un suo codice e i suoi affetti.

Scorrendo i restanti titoli, appare l’epico film di Brian De Palma del 1987, Gli Intoccabili, pilastro del cinema gangster che contrappone l’accesa rivalità tra l’incorruttibile squadra messa in piedi dall’agente Eliot Ness (Kevin Costner) e l’imprendibile Al Capone (Robert De Niro), sullo sfondo della Chicago degli anni ’30.

Due anni dopo, John Woo riesce ad allineare meglio di chiunque altro l’identità dei due lati della barricata, mostrando l’impossibile amicizia di un poliziotto con un criminale in The Killer, ispirandosi al capolavoro di Melville Frank Costello faccia d’angelo.

Nel 2006, invece, è Hollywood a rifarsi al cinema asiatico, producendo il remake capolavoro di Martin Scorsese (premio Oscar alla regia per l’occasione), The Departed, in cui due infiltrati (Matt Damon e Leonardo Di Caprio), rispettivamente nella polizia e nella mafia, si danno la caccia, risultando effettivamente molto simili (erano perfino truccati e sistemati per somigliarsi) e agli ordini di capi pronti a mandarli al macello.

Altro lavoro degno di nota è senz’altro quello del maestro William Friedkin, Vivere e morire a Los Angeles, con cui il cineasta statunitense ha riscritto le regole del poliziesco, grazie a un criminale spietato (Willem Dafoe) inseguito senza sosta da un duo di poliziotti (William Petersen e John Pankow) disposti a infrangere ogni regola pur di raggiungere il proprio obiettivo.

Prima di un ideale podio, collochiamo con merito un vero e proprio cult dei soliti anni ’90, che ha influenzato innumerevoli pellicole (e non solo) per gli anni a venire: Seven, di David Fincher, con Morgan Freeman e Brad Pitt, poliziotti ossessionati dal caso che seguono, tanto da diventare parte di esso, e guidati (si illudono solamente di essere loro a dare la caccia) da un killer d’eccezione (rivelarvi l’identità è uno spoiler troppo maligno) che sembra conoscerli meglio di loro stessi.

Infine, ai primi tre posti della classifica, troviamo tre film apparentemente diversi tra loro.

Prova a prendermi, film del 2002 di Steven Spielberg, non somiglia proprio al classico poliziesco, e infatti non coinvolge l’uso della violenza. Nonostante questo, ha il pregio di evidenziare benissimo il particolare rapporto tra il detective Carl Hanratty (Tom Hanks) e il ragazzo prodigio della criminalità Frank Abagnale Jr. (Leonardo Di Caprio), mostrando una vicinanza che potrebbe appartenere a quella di un padre con il proprio figlio.

Tornando più indietro, a inizio anni ’70, scopriamo come William Friedkin avesse iniziato già da prima a cambiare la storia del cinema, grazie al suo capolavoro Il braccio violento della legge, dove un instancabile Gene Hackman (Premio Oscar per la sua parte) diventa preda di un’ossessione nei confronti del boss Fernardo Rey, a capo di un cartello della droga dei marsigliesi, senza farsi tanti scrupoli riguardo all’uso della violenza.

Infine, giustamente primo, si evidenzia in questa speciale classifica il film che più di tutti ha marcato la vicinanza tra criminale e poliziotto, rendendo tale rapporto ancora più speciale grazie ai due interpreti, veri e propri catalizzatori della tensione: al culmine della loro celebrità, nel 1995 Al Pacino e Robert De Niro girano per la prima volta un film insieme (non si incontrarono in nessuna scena de Il Padrino – parte seconda), il primo in veste di poliziotto che dà la caccia al secondo, astuto rapinatore di successo. Diretti dal mostro sacro Michael Mann, che attende sapientemente il momento giusto per far avvenire l’incontro tra le due leggende, calibrando così la suspense, i due danno vita a due ruoli estremamente affascinanti, che rappresentano tutto l’uno per l’altro. Impossibile dire chi sia il protagonista dello strepitoso Heat, nessuno dei due esisterebbe senza la propria nemesi.

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