Le donne nel Futurismo: una mostra per ricordare le “amazzoni futuriste”

di Corinne Vosa

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Nel Manifesto del Futurismo del 1909 Marinetti dichiarava: Vogliamo glorificare il disprezzo della donna. Pertanto si è diffusa l’idea che gli esponenti del futurismo nutrissero una forte ostilità verso le donne. Eppure è sorprendentemente il movimento d’avanguardia novecentesca in cui la partecipazione delle donne è stata maggiore, così come il loro contributo artistico. Quindi cosa intendeva dire realmente Marinetti?

I futuristi nel loro spirito rivoluzionario, che vorticosamente si imbatteva in ogni aspetto della realtà stravolgendola, volevano distruggere il ruolo tradizionale della donna, intesa come creatura sentimentale e passiva, rifiutando una tradizione secolare che la identificava come il sesso debole devoto alla famiglia. Nessun disprezzo- chiarì Marinetti – per la donna quale è veramente ma quale prodotto della passionalità egoistica del maschio e della letteratura romantica. Egli voleva la donna-istinto, la donna animale, l’amazzone irrazionale e istintiva, protesa eroicamente, proprio come il suo compagno futurista.

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Fu così che in questo vortice di libertà chiamato Futurismo molte donne trovarono finalmente la possibilità di esprimersi senza alcuna limitazione, abbracciandone in pieno gli ideali.

Oggi le celebra una mostra al Museo Man di Nuoro: L’elica e la luce. Le futuriste. 1912-1944, a cura di Chiara Gatti e Raffaella Resch.

Erano donne che volgevano lo sguardo al futuro ripudiando il passato e appoggiando l’ideale di una donna indipendente, libera, energica, aggressiva. Una nuova visione della femminilità che si sposava perfettamente con il movimento femminista e si svincolava da ogni stereotipo della tradizione. La mostra al Man ci rivela come il loro operato artistico fosse variegato e innovativo: dalla pittura alla scultura, dalla danza al cinema, passando anche per la letteratura, la fotografia, la scenografia ed il teatro.

Come ci dimostrano le opere esposte nella mostra, l’arte di queste donne rispecchia il loro spirito ribelle. Sono state radunate 100 opere fra dipinti, sculture, carte, tessuti,maquette teatrali e oggetti d’arte applicata, accompagnati da un vastissimo materiale documentario. Tra le opere principali della mostra ci sono: due capolavori di Benedetta come Ritmi di rocce e mare e Cime arse di solitudine, paesaggi cosmici, con l’aspirazione di superare i confini della realtà terrestre, ispirati dalle trasvolate oceaniche in compagnia del marito Marinetti; le immense aereopitture di Barbara (nome d’arte di Olga Biglieri, oltre che pittrice anche aviatrice), giganteschi quadri ispirati alle sue sensazioni in volo; la Sintesi dell’isola d’Elba di Marisa Mori, una scultura in gesso ispirata a Boccioni e concepita per la scenografia di un’opera teatrale; le sculture di latta di Regina, esempio di quella polimatericità che è stata una delle caratteristiche della corrente futurista, come si vede anche nelle creazioni di Ruzena Zátková, che mescolava il metallo, il colore e carte diverse con effetti prospettici;  I sette peccati capitali di Adriana Bisi Fabbri, cugina di Boccioni; Follia di Leandra Angelucci Cominazzini; le opere astratte di Carla Badiali (colei che disse: Per avere successo avrei potuto dipingere tanti bei fiori. Ma non l’ho fatto e non ne ho mai avuto la tentazione); il romanzo futurista di Rosa Rosà Una donna con tre anime (scomposizione in tre diverse personalità di una donna che subisce un’alterazione psichica dovuta ad un incidente elettromagnetico); gli arazzi di Luce Balla (figlia di del famoso pittore futurista Giacomo Balla, che chiamò le proprie figlie per l’appunto Luce ed Elica,in onore degli ideali futuristi, come ci ricorda lo stesso titolo della mostra al Man); una collana della veneziana Bice Lazzari in stile Bauhaus; le fotografie dello spettacolo di “aerodanza” di Giannina Censi, protagonista nel 1931 di esibizioni teatrali leggendarie, quelle della tournée futurista della Simultanina di Marinetti e quella milanese alla Galleria Pesaro, quando danzò avvolta in un costumino argento in latex, disegnato da Prampolini, riproducendo con il suo corpo le posizioni degli aeroplani.

futurismoOutOutMagazine3Come spiega Chiara Gatti un tratto in comune tra queste artiste è il metterci il corpo, lo sperimentare le cose sulla loro pelle: il corpo è essenziale, all’interno di temi condivisi con i maschi. Dunque hanno anche anticipato quell’arte contemporanea che fa del proprio corpo uno strumento espressivo fondamentale.

Queste donne ebbero il coraggio di ribellarsi alla cecità della propria società e di urlare il loro grido di battaglia, lottando senza alcuna morale né inibizione. Valentine de Saint-Pont nel Manifesto della Donna futurista (1912) scriveva: Donne, per troppo tempo sviate fra le morali e i pregiudizi,  ritornate al vostro istinto sublime: alla violenza e alla crudeltà; mentre nel Manifesto futurista della Lussuria (1913) proclamava: L‘Arte e la Guerra sono le grandi manifestazioni della sensualità; la lussuria è il loro fiore, che incita le energie e scatena le forze…la Lussuria è la ricerca carnale dell’ignoto”

La futurista Fanny Dini elogiava Marinetti e il suo libro “Come si seducono le donne” per essere riuscito a vedere gli esseri femminili come sono: Le creature più felinamente e più voluttuosamente animali che esistano: che amano su tutte le cose le audacie più folli: di cui ogni gesto, verso se stesse o altri, non è che un’incitazione verso un pericolo maggiore.

Certamente le loro parole possono sembrarci alle volte troppo estreme, ma non si può negare la modernità del pensiero di queste “amazzoni del futuro”, guerriere in prima linea per realizzare un grande sogno di libertà.

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