Bob & Marys: la commedia all’americana

di Nicolò Palmieri

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Roberto e Marisa (Rocco Papaleo e Laura Morante) sono una coppia sposata con una vita alquanto monotona: lui è un istruttore di scuola guida che nel tempo libero comunica con i camionisti italiani tramite la radio, fingendo di essere uno di loro, mentre lei è un’operatrice volontaria il cui sogno è quello di cambiare casa.

Al matrimonio della figlia, si presenta per Marisa l’occasione di trasferirsi, lasciando la vecchia casa ai novelli sposi. I due vanno a stare così in un moderno comprensorio di villette alla periferia di Napoli, isolato ma anche molto vicino alla malavita partenopea: una notte, dei taciturni e spietati criminali si introducono in casa loro e senza alcuna spiegazione la riempiono di pacchi dal contenuto misterioso, sicuramente illegale.

Roberto e Marisa scoprono che la pratica criminale che devono subire è più comune di quanto pensino, e si chiama “Accùppatura”: la coppia dovrà custodire in casa la merce illegale, eludendo gli sguardi indiscreti del vicinato, e allo stesso tempo ingannare le autorità, rischiando di divenire criminali a loro volta. Grazie a questo scossone nella loro vita, Roberto e Marisa riscoprono un’energia ribelle che credevano di avere perso da tempo.

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Il secondo lungometraggio di Francesco Prisco Bob &Marys, già autore di Nottetempo, è una divertente commedia a tinte crime, che attinge a pieni mani nel più classico repertorio del thriller/giallo americano. Se non ci trovassimo nella provincia di Napoli, e se il marcato accento degli attori secondari non ce lo ricordasse di continuo, sembrerebbe quasi di assistere a un prodotto del cinema made in USA. Gli elementi chiave del film sono, in questo senso, esplicativi.

Abbiamo, prima di tutto, la coppia attempata e caduta in una spirale di noiosa serenità, che vorrebbe tanto dare uno scossone alla sua vita ritrovando quell’intesa condivisa in gioventù, dove le passioni erano ballare e viaggiare per il mondo col camper.

In secondo luogo, la location appare davvero come un’anomalia all’interno del territorio campano: si tratta, nella realtà, di un comprensorio di ville di proprietà di cinque fratelli, che la pellicola fa apparire proprio come un pezzo di provincia americana, identico a quello che si vede in (quasi) tutti i film d’oltreoceano.

La musica è un altro tema ricorrente che incita alla suspense da thriller, e viene smorzata unicamente quando si deve stemperare il tono con le gag, alcune riuscite, altre molto sottotono.

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I criminali che portano i pacchi all’interno della nuova casa e che incutono timore anche senza parlare, hanno il merito di non passare per figure macchiettistiche appartenenti a una qualsiasi cosca, e tra tutti gli attori si eleva il convincente Francesco Di Leva.

Infine, sono proprio questi misteriosi pacchi, il cui contenuto non si viene mai a sapere, il principale collegamento con il crime americano. Se vogliamo azzardare paragoni importanti, essi rimandano all’iconica valigetta con i soldi di Psyco o, meglio ancora, alla valigetta di Pulp Fiction (di cui si cita perfino il celeberrimo twist in un ballo improvvisato da Papaleo e dalla Morante) che, come in questo caso, innesca gli eventi ma il cui contenuto non viene mai rivelato. Si tratta, insomma, del classico MacGuffin hitchcockiano che ha fatto la fortuna di un’enorme fetta del cinema americano.

Oltre a tutti questi divertenti omaggi al cinema statunitense, il film si dichiara ovviamente un prodotto per e dell’Italia. Bob & Marys è una commedia a tratti grottesca che racconta sì di un amore sopito che riprende forza con il travolgersi degli eventi, ma descrive anche l’ambiente del sopruso e della malavita, senza però, purtroppo, prenderlo mai sul serio.

Il film, infatti, prende spunto da un’inquietante vicenda vera, e il regista e sceneggiatore Prisco si è trovato davanti a un bivio: se farne un racconto drammatico oppure una commedia sociale. Il risultato probabilmente gli darà ragione al botteghino, ma c’è da dubitare sul fatto che i due veri protagonisti abbiano avuto vita facile come i due personaggi principali.

Alla fine, senza considerare le premesse, si tratta di un prodotto godibile, in cui il plot scivola senza alcuna pesantezza, aiutato dalla regia semplice e continuamente necessaria del talentuoso Prisco. La punta di diamante del film, ovviamente, si ritrova nei due interpreti principali, per la prima volta coprotagonisti. Rocco Papaleo e Laura Morante, infatti, trovano un’ottima alchimia, e donano ai loro personaggi caratteristiche opposte che si ritrovano, alla fine dei giochi, in una perfetta complementarietà.

I due conferiscono autenticità alla pellicola, calandosi nei panni della più banale coppia sposata senza alcun interesse da preservare, e ribaltando completamente la situazione quando gli eventi ricordano loro l’intesa perduta: i due tornano così a ballare, riscoprono la loro intimità che credevano persa, si convertono in una sorta di onesti Bonnie e Clyde (come il titolo lascia intendere), e accarezzano nuovamente l’idea di una seconda giovinezza, possibilmente on the road (ultimo omaggio del film agli States). Senza di loro e senza la loro bravura, non si potrebbe immaginare alcun frame del film.

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