A Quiet Place, il suono della morte

di Corinne Vosa

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Vivere implica produrre suoni. Il silenzio può essere magico e creare momenti di pura riflessione, ma se viene imposto può rivelarsi un angosciante incubo, che limita in un modo inimmaginabile la nostra vita. A Quiet Place, film horror diretto e interpretato da John Krasinski, e arricchito dall’interpretazione di Emily Blunt, è ambientato in un futuro prossimo (2020) in cui una razza aliena ha invaso la terra e uccide spietatamente i suoi abitanti.

L’unico modo di salvarsi è non produrre rumori, perché gli alieni non vedono nulla ma percepiscono ogni suono. La famiglia Abbott vive cercando di rispettare questa regola ed escogitando strategie per sopravvivere in un mondo che sembra ormai desolato ed apocalittico. Il loro amore gli uni verso gli altri gli darà la forza di lottare, ma sarà una battaglia cruenta e che richiederà il coraggio di sacrificarsi per le persone amate.

A Quiet Place (Un posto tranquillo) è un film affascinante e molto originale, caratteristica non sempre diffusa nel genere horror, che pur molto interessante spesso tende a ripetere con maestria o banalità degli stereotipi in gran parte prevedibili. Questo film esce fuori dalle regole e crea continuamente momenti di tensione molta alta. La gestione della suspense infatti è uno dei grandi pregi del film. Ogni suono generato per sbaglio può essere mortale. Vengono mostrate continuamente situazioni in cui questo silenzio è lacerante e insostenibile, come in molte delle scene con Emily Blunt, oppure inconcepibile per la pura gioia di vivere e ingenuità dei bambini.

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Ci si chiede anche come sia possibile sopportare il peso di questo silenzio. A noi spettatori non è dato modo di scoprirlo grazie all’espediente extradiegetico più potente che vi sia: la colonna sonora,  oggettivizzazione nel film delle emozioni dei personaggi. Ma in realtà la musica ha un ruolo fondamentale anche per i protagonisti che se ne servono, attraverso auricolari, per rendere più sopportabile la loro agonia. Anche la regia è interessante e ben studiata. La cinepresa fluttua tra i personaggi con uno sguardo onnisciente.

Il contrasto vita (suono) – morte (silenzio) è forse l’essenza del film, resa molto evidente da aspetti significativi della trama, come la nascita di una nuova creatura, simboleggiante il miracolo della vita. Le scene più strazianti emotivamente sono legate infatti al parto e alla fragilità del bambino che viene alla luce in un mondo di oscurità dove il suo pianto vitale è una condanna. In merito alla forza di una vita che sta per nascere è molto bella la scena in cui il personaggio di Emily Blunt ascolta con uno stetoscopio il battito cardiaco del figlio che porta in grembo, battito che sembra rimbombare con forza e vigore, protetto dalla corazza del ventre materno, rivendicando il suono della vita .

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Ma oltre all’orrore della vicenda in cui si ritrovano immersi i protagonisti, ci sono diverse considerazioni che si possono fare a partire da questa idea originale del silenzio. In primo luogo la potenza di una comunicazione non verbale e la ricerca di nuovi linguaggi. Grazie probabilmente alla presenza in famiglia della figlia sordo-muta, gli Abbott imparano a comunicare con il linguaggio dei segni, come Elisa di The Shape of Water, e a prestare reciprocamente attenzione all’espressività dei loro sguardi e volti. Sembra interessante anche un confronto con Arrival, in cui si verifica una situazione opposta ma speculare. Se in Arrival il confronto con gli alieni porta a ricercare un linguaggio elaborato e sperimentale per comunicare con l’altro da sé, in A Quiet Place ad approfondire il linguaggio già esistente tra esseri umani.

Dunque dal silenzio si sviluppa la creatività e nasce una comunicazione profonda fatta di emozioni e segni. Ma è anche vero che la vita è rumorosa. Pretendere il silenzio può divenire un tentativo di controllo sulla vita stessa che è sinonimo di morte interiore, come quando nel film Il filo nascosto Reynolds Woodcock durante le sue colazioni non tollera alcun rumore.

Nello stesso film di Krasinski ritroviamo questo paradosso dei molteplici volti del silenzio: l’ aspetto mortifero e inquietante ma anche quello positivo e di crescita personale, che d’altronde rispecchia la forza artistica di A Quiet Place, un film che nonostante le lunghe sequenze di assoluti silenzi non fa mai distogliere l’attenzione da sé, trasformandole al contrario nella propria forza. La bellezza di questo film è nel fatto che non ci risparmia terrore e angoscia, mettendoci di fronte a situazioni strazianti, ma allo stesso tempo questo forzato silenzio ci insegna ad amare ogni suono che nasce dalla vita e a saper ascoltare le piccole cose, come spesso in una quotidianità immersa in una caotica frenesia e in una moltitudine assordante di rumori dimentichiamo di fare. Nell’aria un senso costante di nostalgia per ciò che era e non è più, che insegna ad amare la poesia di ogni emozione.

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