Succede, dal romanzo al film: l’adolescenza ai tempi dei social

di Beatrice Andreani

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Succede è l’opera prima della regista Francesca Mazzoleni, classe 1989, al suo esordio sul grande schermo. Tratto dall’omonimo romanzo di Sofia Viscardi (edito Mondadori), il film esplora il mondo irruento e vitale dell’adolescenza, intessuto di relazioni veraci e soggetto all’instabilità tipica della giovinezza.

La protagonista Meg (Margherita Morchio) registra attraverso delle note vocali, come in una sorta di diario, gli eventi salienti che coinvolgono lei e i suoi amici (Matilde Passera nei panni di Olly, Matteo Oscar Giuggioli in quelli di Tom e Brando Pacitto nelle vesti di Sam). Adottando il punto di vista della ragazza, la storia apre ad un sentire del tutto femminile compiendo un cammino di maturazione che viaggia tramite sonorità rock e pop ispirate allo stile inconfondibile di musicisti come Jon Hopkins, Cliff Martinez e al complesso Arcade Fire e riportando in auge brani originali tratti da gruppi quali i Kasabian, gli Strokes e i Part Time Friends.

È il racconto delle emozioni, figlio di quell’età della ricerca che chiede certezze, risposte e grandi obiettivi. Ed è proprio il tema dell’adolescenza il fil rouge da cui muovono le vicende dei personaggi: quattro ragazzi alla scoperta della propria identità. Le emozioni che prendono il sopravvento in questo periodo dell’esistenza sembrano essere in un certo senso amplificate, sembrano portare con sé il desiderio fremente di appropriarsi della vita e di un futuro che è effettivamente a portata di mano ma non del tutto posseduto.

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Lo spettatore può così incontrare una generazione in parte differente da quella che si è soliti rappresentare. Vengono mostrati non tanto giovani senza passioni, privi di prospettive a lungo raggio e scostanti nell’impegno di relazioni durature, ma giovani vivaci, che lottano a proprio modo con le piccole difficoltà tipiche dell’età che vivono e capaci di assumersi le prime responsabilità. Vediamo madri incapaci di svolgere realmente il loro compito, e che diventano in qualche modo figlie dei loro stessi figli, o, all’opposto, genitori forse anche troppo presenti che finiscono col soffocarne la libertà di sperimentare.

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Il mondo esterno, quindi, diviene sfida quotidiana e arena in cui combattere e, talvolta, arrendersi, in un susseguirsi di sentimenti altalenanti: un momento ci si sente padroni del mondo e quello successivo si perde la fiducia in sé stessi. La pellicola è raccontata non con un realismo scarno e tedioso, ma con un naturalismo magico e attento alle preziose sfumature che si nascondono nella diversità dei caratteri descritti.

La regista, diplomata al Centro Sperimentale di Roma, con tocco intelligente e sensibile, usufruisce a diverse riprese dell’espressività narrativa che offre lo sguardo in soggettiva della mdp, si ha così la sensazione quasi di spiare la vita dei personaggi, i loro gesti, e di ricordare le sensazioni di quella prima giovinezza che tutti noi abbiamo vissuto.  Dal 5 aprile al cinema!

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