Tra Cinema e linguaggio, Donatello18

di Roberta Lamonica

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Si è svolta il 21 marzo 2018, presso gli Studios di Roma, la 63esima edizione dei David di Donatello, la versione nostrana degli Oscar. In una scenografia molto pulita e a dire il vero un po’ anonima, si è aperta la kermesse, condotta da Carlo Conti. Il suo approccio sempre molto professionale è apparso a tratti un po’ troppo distaccato e televisivo.

La serata si è aperta con il significativo monologo di Paola Cortellesi che, traendo spunto da un pezzo di Stefano Bartezzaghi, noto scrittore ed enigmista, ha posto l’accento su come anche il linguaggio concorra alle discriminazioni di genere.

La Cortellesi è firmataria insieme ad altre 124 attrici del documento Dissenso Comune, il manifesto italiano contro le molestie e la discriminazione delle donne sul lavoro.

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La serata si è svolta senza grandi momenti di reali sussulti ed emozioni.  Nemmeno l’omaggio a La Finestra di Fronte di Opzetek da parte di Giorgia accompagnata solo dal pianoforte, quello di Malika Ayane a La Prima Cosa Bella di Virzì accompagnata solo da una viola, o quella ancora di Carmen Consoli a L’ultimo Bacio di Muccino con accompagnamento di violino, viola e chitarra, sono riusciti a creare davvero atmosfera in una serata scandita da una scaletta molto ben eseguita ma assai poco interpretata e caratterizzata, per restare in tema.

Premio alla carriera per la stupenda Stefania Sandrelli, sguardo eternamente giovane e malizioso e atteggiamento sempre giocosamente informale. Premio alla carriera anche per Steven Spielberg che, trionfalmente accolto dalla musica di Indiana Jones, ha rilasciato un’intervista molto generosa e ampia e, molto più a suo agio di chiunque altro, ha premiato il miglior regista esordiente Donato Carrisi per il suo La ragazza nella Nebbia. L’emozione più forte la suscita proprio Spielberg per il suo bellissimo ricordo del suo incontro con Federico Fellini.

Diane Keaton è l’altro ospite internazionale della serata. Anche lei molto disponibile e disinvolta, con lo stile unico che la caratterizza da sempre, ha elargito generosi insights nella sua vita e nella sua carriera e ha cercato di movimentare l’intervista interagendo con conduttore e pubblico. La Keaton regala al pubblico dei David un emozionante accenno di Three coins in a Fountain come omaggio a Roma, città che ama moltissimo. A lei il compito di premiare il miglior interprete maschile, Renato Carpentieri, intenso e assolutamente credibile in La Tenerezza di Gianni Amelio. Un elegantissimo Roberto Bolle premia Jasmine Trinca, migliore attrice protagonista per la sua meravigliosa interpretazione in Fortunata di Sergio Castellitto. Il premio come miglior attrice non protagonista va a Claudia Gerini per la sua interpretazione di Donna Maria in Ammore e Malavita, contraltare comico della Donna Imma Savastano di Gomorra. Il premio come miglior attore non protagonista è andato invece a Giuliano Montaldo per il suo ruolo in Tutto quello che vuoi.

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Ricordiamo tra gli altri premi, il premio per il miglior musicista a Pivio e Aldo De Scalzi per Ammore e Malavita e quello per la migliore sceneggiatura a Susanna Nicchiarelli per Nico 1988.

Migliore regia a Jonas Carpignano per il suo bellissimo A Ciambra, romanzo di formazione di una ragazzino sinti all’interno della comunità omonima presso Gioia Tauro. Il film non è riuscito a entrare nel rush finale per le nomination all’Oscar, dimostrando per l’ennesima volta (come anche per Fuocammare) come certi temi, per noi così importanti e dibattuti, fuori dai nostri confini non vengano accolti con lo stesso calore.

Dopo circa 2 ore e 20 di diretta la presidentessa dei David di Donatello, Piera Detassis, premia Ammore e Malavita come miglior film. Gioia, saluti finali e cala il sipario in attesa della prossima stagione cinematografica italiana.

 

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