‘It really tied the room together, that rug!’ Anzi, ‘That f*****g rug’

di Roberta Lamonica

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The Big Lebowski ha compiuto venti anni ma non li dimostra affatto. Schiere di giornali continuano a tributargli analisi e articoli soffermandosi su aspetti noti o meno del film cult dei Fratelli Coen. Il film, che non ha ottenuto nessun riconoscimento di alcun genere agli Oscar 1998, rimane per molti il capolavoro dei Coen e il punto più alto della carriera da attore di Jeff Bridges.

Chi può dimenticarlo, novello Cristo con barba e capelli iconici, convinto pacifista, rassegnato a uno scambio di identità che lo rende vittima di persecuzione, con le mani aperte a simboleggiare la Croce mentre pianta chiodi in una tavola di legno per impedire ai malintenzionati di entrare in casa sua? O camminare in accappatoio e ciabatte di plastica tra le corsie di un supermercato tra gli sguardi perplessi della gente?

Tutti personaggi indimenticabili, quelli di The Big Lebowski, a partire da Sam Elliot nel ruolo del Lo Straniero che tutto sa. E vogliamo partire proprio da lui per esporre il motivo di quest’articolo.

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In una scena del film Lo Straniero chiede al Dude: “Devi per forza usare tutte queste parolacce?” Un’interessante ricerca, presentata in un video su You Tube da White Little Lies, ha cercato di dimostrare la necessità dell’uso della parola f**k a scopo espressivo nel film cult dei Fratelli Coen The Big Lebowski.

Sebbene con 280 occorrenze circa non detenga il record del film con più f**k words, The Big Lebowski è sicuramente il film in cui la parola in questione significa e dice di più.

Per loro stessa ammissione, i Fratelli Coen avevano già inserito tutte le f**k words nel copione ed esse non sono quindi licenze degli attori al momento del ciak, come si potrebbe inferire. I Fratelli Coen le avevano messe lì fin dal principio con un chiaro scopo. Due sono le cose, allora: o tutte le f**k words hanno una funzione significativa e veicolare del messaggio del film o i Coen volevano perversamente sentire Jeff Bridges imprecare di continuo sullo schermo.

Il video dimostra come le f**k words abbiano la funzione di variabile metasintattica, di veicolo neutro di emozioni.

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Se ci si sofferma sull’incidente del tappeto, ad esempio, si può notare come l’inserimento della parola f*****g all’interno dello stesso dialogo segni il passaggio da una rabbia cieca (senza la f**k word) a una rassegnata accettazione.

La genialità dei Fratelli Coen in questo film sta anche e soprattutto nell’aver attribuito a una parola non propriamente urbana tutta una varietà di sfumature e significati: disprezzo, risentimento, orgoglio, diniego, disperazione, rabbia, frustrazione, dubbio, arroganza, rassegnazione, accettazione e chiusura.

The Big Lebowski racconta la storia di gente normale cui capita qualcosa di non normale. La storia di gente che si incontra in un luogo, il Bowling, dove si può bere una birra e parlare di c*****e. La storia degli americani prima dell’11/9. E questo film ha tirato fuori un personaggio indimenticabile, oggetto di vero e proprio culto, il Dudeism, amato e preso come role model da diverse generazioni. Il suo linguaggio sciatto e poco rifinito ha ispirato addirittura analisi statistiche tra gli studenti in diverse università americane e lo studio linguistico-espressivo dello stesso. Insomma… ‘What  f*****g geniuses The Coens are!

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