Il Vittoriale degli Italiani: un giro nella dimora capolavoro di D’Annunzio

di Nicolò Palmieri

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Tra il 1921 e il 1938, Gabriele D’Annunzio volle realizzare una delle sue più audaci imprese, erigendo un imponente complesso di edifici, vie, piazze, giardini e perfino un teatro all’aperto, a Gardone Riviera, regalando così ai posteri la sua ultima opera, fedele testimone dell’incredibile vita del poeta-soldato, e delle imprese degli italiani durante la Prima guerra mondiale.

Oggi, quel complesso che domina il Lago di Garda è una fondazione aperta al pubblico, e riceve 258 mila visitatori all’anno, come ha chiarito il presidente della Fondazione del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri.

In carica dal 2008, Guerri ha dovuto rimboccarsi le maniche per riportare i visitatori del Garda (21 milioni circa all’anno) all’interno del Vittoriale, che dal 2010 è diventato una fondazione di diritto privato.

L’obiettivo principale da raggiungere, per il presidente, era quello di “svecchiare l’immagine di D’Annunzio, vale a dire riportarla alla vitalità che aveva”.

E chi più di D’Annunzio poteva considerarsi vitale?

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Basti pensare che la sua vita piena di eventi ha condizionato in tutto e per tutto la costruzione del suo “regno”.

La Prioria, l’ultima dimora abitata dal poeta, è un’autentica casa museo, arredata secondo il suo gusto di “tappezziere incomparabile”.

Ma oltre ai 10.000 oggetti e ai 33.000 libri in essa contenuti, è un altro particolare ad evidenziarne la memoria dannunziana: la scarsa illuminazione.

Vetrate dipinte, finestre con pesanti tendaggi, luci soffuse nelle stanze: tutto si ricollega al modo di vivere di D’Annunzio, divenuto fotofobo dopo un incidente nel 1916, a seguito di un ammaraggio in idrovolante.

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Il Vate si ritirò nella sua casa museo dal 1931 al 1938, per la felicità di Mussolini che lo identificava come una personalità troppo ingombrante sulla scena politica.

Eppure, per alcuni decenni, D’Annunzio è stato volontariamente evitato dalla critica proprio in riferimento alla sua identificazione col fascismo.

Ma, come spiega Guerri, “quello è un grande equivoco. E’ il fascismo che in origine è stato dannunziano. Ha preso riti, modi, simboli da D’Annunzio. Ma è cosa nota che D’Annunzio era un incontrollabile e un libertario. Non ha mai preso la tessera del Pnf. E poi qui non c’è un solo simbolo che rimandi al fascismo”.

Il Vittoriale, infatti, non è in alcun modo un richiamo al fascismo, bensì un modello di un artista postmoderno o, come lo definisce Guerri, “il primo vero intellettuale engagé. La linea è D’Annunzio, Curzio Malaparte, Pier Paolo Pasolini”.

Oggi, la fondazione rappresenta un ottimo simbolo della rinascita della figura di D’Annunzio, non solo in Italia.

Come ci informa il presidente, il nome del poeta-soldato sta riacquisendo la popolarità che merita: “Una nuova biografia in Inghilterra, una appena uscita in Francia. La prima traduzione in inglese dopo quasi un secolo de Il Piacere”.

Nel raccontare il Vittoriale degli Italiani, e nell’immaginare tutta la gloria che può e che deve ottenere l’ultimo parto della mente del Vate, Guerri ci mette al corrente perfino di alcune intenzioni alquanto utopistiche per stimolare la ricerca del complesso monumentale.

Qualche anno fa, guardando negli archivi, ho trovato una lettera di D’Annunzio a una sua amante. E insieme alla lettera c’era un fazzoletto che non era stato evidentemente usato per pulirsi il naso. Ebbene, da quel campione di spera abbiamo estratto il dna di D’Annunzio. Il mio sogno è avere tanti piccoli cloni del Vate che facciano da accompagnatori alle visite”.

Per ora, le intenzione più realistiche si stanno concretizzando.

Il Vittoriale continua a essere la meta più ambita del Garda, dove poter assistere alle incredibili testimonianze di una vita nel segno dell’audacia, dell’arte e della distinzione: dalla nave militare Puglia nel parco al recente museo D’Annunzio Segreto che custodisce i vestiti del poeta, passando per l’auditorium con una platea per duecento persone, fino all’anfiteatro in struttura greca che si affaccia sul lago, contenente 1500 persone.

Il tutto, ovviamente, ben sorvegliato dal Mausoleo, al centro del quale si erge possente la tomba del Vate, custode imperituro della sua creatura.

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