Il ritorno dei Kaiju Eiga

di Fabrizio Spurio

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Pacific Rim – La rivolta (2018) diretto da Steven S. DeKnight (già regista della serie televisiva Daredevil), è il sequel del film del 2013. Guglielmo Del Toro, già regista della prima pellicola, compare qui nelle vesti di produttore. La trama ruota intorno all’idea che i Jeager, i robot a difesa del pianeta contro gli attacchi dei giganteschi mostri Kaiju, siano basati su una tecnologia ormai obsoleta di controllo.

Si studiano così, da parte di multinazionali accecate dalla visione falsamente evoluta della tecnologia, un metodo di controllo dei robot da connessione remota, creando di fatto dei Jeager senza pilota. La realizzazione di questo progetto però scatena una serie di conseguenze inaspettate. Forse la tecnologia degli invasori non era del tutto perduta o sconfitta, forse si era solamente fatta da parte per poter agire più efficacemente…

Ci sono nella trama alcune idee che risultano un po’ standard, come ad esempio l’episodio della ragazza Amara ( Cailee Spaeny), che veste i panni della giovane che da sola riesce a costruirsi un Jeager, che poi verrà arruolata tra le nuove leve di piloti e alla fine avrà il suo riscatto sociale, così anche come la storia, classica, di Jake, il protagonista (John Boyega) che dovrà dimostrare il suo valore e lasciarsi alle spalle una storia da sbandato.

Ma il vero, unico punto di forza di questa (e molte altre pellicole) sono le spettacolari scene d’azione. Gli scontri tra i robot sono coreografati con intelligenza, riusciamo sempre a seguire l’azione, esaltata anche da un uso perfetto del 3D, e i combattimenti risultano sempre originali, sia quando i robot si scontrano in una landa ghiacciata, sia quando si ritrovano a lottare tra i palazzi di Sidney. Non si ha il fastidio visivo e caotico che si riscontra, invece, in altre pellicole simili, come ad esempio quelle della saga dei Transformers dove l’azione frenetica degli scontri confonde l’occhio dello spettatore che non riesce più a distinguere i buoni dai cattivi. Quindi gli scontri. Se nel primo film i combattimenti tra Jeager e Kaiju erano un richiamo alle pellicole giapponesi dedicate ai kaiju eiga, in questo episodio quello che viene citato e riportato alla memoria, è il classico scontro, presente in centinaia di serie d’animazione robotiche giapponesi, tra robot buoni e robot cattivi.

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I combattimenti tra Kaiju e Jeager invece si rifanno sempre alle vecchie pellicole giapponesi di Godzilla e soci. Il design dei mostri è simile ai precedenti, incrociando di nuovo elementi rettiliani e insettoidi. Ma sempre con un occhio a caratteristiche peculiari di ogni mostro, così da renderli sempre diversi e assurdi. Si torna in Giappone quindi. In più qui c’è il simbolo per eccellenza della cultura giapponese che è il monte Fuji. La trama quindi torna alle origini, alla terra che è stata la creatrice, negli anni, del vero cinema fantascientifico orientale con questo doppio omaggio, sia al cinema che alle serie d’animazione. A voler suggellare questo intento, nella pellicola appare anche una statua dedicata a Gundam, serie robotica del 1979. In generale il film scorre bene per le due ore di durata, è piacevole, lineare e senza pretese autoriali. Il regista confeziona la pellicola diligentemente ed il pubblico, sopratutto giovanile, si diverte a seguire l’azione.

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