Oh mio Dio! 2.0

di Fabrizio Spurio

oh.mio.Dio-outout-1.jpg

Il film è stato proiettato alla presenza del regista e degli attori principali. Il regista, già autore dei film Circuito chiuso (2010), The stalker (2013) e Il ministro (2016), torna ora al cinema con questo film ambientato nei nostri giorni. La vicenda ruota intorno al tema della Parusia, termine che sta ad indicare una seconda venuta di Gesù.

La domanda è semplice: cosa succederebbe se il Messia ritornasse sulla Terra in questo tempo? Come si comporterebbe Lui e come si comporterebbero gli uomini? Gesù (Carlo Caprioli) fa la sua comparsa in una chiesetta di paese, durante una messa. Qui, tra lo stupore di tutti, proclamerà la sua missione sulla terra. Inizia una vicenda dolce/amara, con Gesù (ma il suo nome non viene mai pronunciato durante il film), che gira per Roma, addirittura intorno al Vaticano, camminando sulle acque del Tevere, resuscitando un morto e guarendo infermi al pronto soccorso.

oh.mio.Dio-outout-2.jpg

Il tutto rigorosamente ripreso da telecamera, così da poter avere una testimonianza reale di tutte le sue azioni. Il film è girato con una tecnica mista di ripresa, alternando inquadrature classiche e camera a mano in stile mockumentary. Gesù vuole che tutto venga ripreso, conosce come funziona la società moderna, sa l’importanza delle immagini e lo sfruttamento dei canali mediatici e dei social. Vuole riprendere tutto, le telecamere lo seguono costantemente, riprendono tutti i suoi incontri, il rapporto con la madre. I miracoli che lui produce sono reali, non lasciano allo spettatore il dubbio sull’identità di quell’uomo, sappiamo che Lui è il Messia. L’assurdo nasce quando ci si rende conto che proprio le persone che dovrebbero gioire della sua venuta, i preti, le suore nei conventi del Vaticano, alle quali si rivolge per essere sfamato e trovare un riparo per la notte, sono i primi a chiudergli le porte in faccia.

Il paradosso è anche vedere le persone in visita a San Pietro che non sono interessati ad incontrarlo, e alle offerte di dialogo dei “discepoli” sono titubanti, non credono, davanti alle riprese riportate anche in video che vengono loro proposti sono scettici, pensano a manipolazioni di immagine tramite computer. Neanche l’evento di un resuscitato scuote le coscienze: anche quello può essere una messa in scena. Sembra come se l’uomo di oggi non voglia credere, anche se nel proprio intimo lo vorrebbe. Ma forse è un senso di disperazione tanto profondo, un bisogno così alto di voler credere che, assurdamente, si crede impossibile che questo possa accadere. Spesso negli occhi delle persone che lo incontrano si legge questa speranza, ma c’è in loro anche la consapevolezza che ormai, oggi, sono tanti i “santoni” che vogliono salvare e guarire solo per avere qualche cosa in cambio.

oh.mio.Dio-outout-3.jpg

Una scena di forte impatto è l’incontro tra Gesù e una ragazza in un centro psichiatrico. Una ragazza affetta da violente turbe psichiche, ma dal punto di vista di Lui è indemoniata. Ed in effetti al solo vederlo la ragazza gli si rivolge con parole precise, di sfida e di beffa per la sua seconda venuta. Una scena forte ed evocativa. Il film è un’opera piccola, ma essenziale. Le inquadrature a mano non sono fastidiose anche se c’è sempre un movimento, ma mai confuso e frenetico come la media dei film girati in questa tecnica riproducono. L’oscillazione tra ironia e dramma è ben calibrata dando allo spettatore la totalità di uno spettacolo leggero, ma al tempo stesso dai temi profondi. Gli attori sono tutti perfetti e credibili nei loro ruoli, e fa sorridere che in alcune sequenze il film si trasforma quasi in un reality, come nella scena del mercato, quando i discepoli chiedono cibo ai venditori, che sono realmente persone che lavorano al mercato, alcune delle quali sono assolutamente inconsapevoli di essere riprese per un film, fornendo quindi delle interpretazioni totalmente naturali.

Un film quindi godibile che si spera riceva la giusta visibilità sugli schermi italiani.

Rispondi