Il sole a mezzanotte: una favola moderna

di Nicolò Palmieri

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La diciassettenne Katie è costretta da sempre a vivere nel buio della sua abitazione, a causa di una rara malattia che le rende letale anche la minima esposizione alla luce solare, chiamata Xeroderma Pigmentosum, e che affligge una persona su un milione, la maggior parte delle quali vive fino a 21 anni.

Il destino, però, la farà incontrare con Charlie, quel bambino diventato adolescente che spiava tutti i giorni dalla sua finestra, e che le permetterà di conoscere l’amore e un’altra vita. La sinossi dell’opera è davvero molto esplicativa, perché durante tutto il film non accade praticamente niente di diverso o originale.

Il sole a mezzanotte, remake del film giapponese Song to the Sun del 2006, è una favola contemporanea che si rifà al mito di Cenerentola, rovesciando però il succo.

Il termine ultimo per tornare a casa, infatti, non è mezzanotte, bensì prima dell’alba. Katie passa tutto il giorno a osservare il mondo davanti a casa sua, attraverso finestre speciali, mentre la sera esce per andare a cantare con la chitarra alla stazione dei treni.

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La sua vita è composta unicamente dalla musica, dalla migliore amica Morgan e dal padre Jack, che suo malgrado rappresenta il carceriere obbligato della figlia, rimasto vedovo sin da quando Katie era bambina.

Charlie, invece, sembra avere tutto: è il ragazzo più carino e popolare della scuola, ma il suo sogno di entrare al college tramite una borsa di studio per il nuoto, sport in cui eccelle, si è infranto dopo un brutto incidente.

Una sera, lui passa casualmente nei pressi della stazione, sente lei cantare e, seguendo il suono della chitarra, la incontra: scatta la scintilla, e insieme diventano la coppia che tutti vorrebbero essere.

I due intraprendono un’appassionante relazione, vissuta ovviamente solo di sera, ma Katie, allo scopo di non rompere l’illusione, non lo mette al corrente della sua situazione, volendo essere considerata “una persona, e non una malattia”.

Quando la verità verrà a galla, i due giovani dovranno decidere se continuare a vivere quell’idillio d’amore, nonostante le pesanti difficoltà che comporta.

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Sulla falsariga di Colpa delle stelle, il film è un vero e proprio contenitore di battute strappalacrime (una su tutte, quella della figlia rivolta al padre: “hai perso la mamma, e perderai me”) e di svenevoli momenti che puntano alla lacrima facile.

L’insegnamento che la storia intende raggiungere è sicuramente nobile, ma anche chiaro sin dalla prima scena. Entrambi, infatti, hanno un sogno: Katie vorrebbe cantare e Charlie tornare a nuotare, ma entrambi sembrano essere impossibilitati.

Insieme, però, riusciranno a vincere le reciproche paure e a lottare per raggiungere i propri obiettivi.

Se in generale si rasenta la banalità, il film può comunque vantarsi di alcuni punti di forza.

I momenti musicali sono i migliori, grazie a due motivi.

Il primo è sicuramente la colonna sonora adrenalinica, accompagnata dalla regia di Scott Speer, che fa valere tutta la sua esperienza nella direzione di videoclip.

Il secondo risponde interamente alla voce di Bella Thorne, che incanta quando recita ma anche e soprattutto quando si esibisce.

La giovane protagonista ruba la scena praticamente a tutti: è bella, canta bene e riesce perfino a far sembrare accattivanti le battute che le competono.

Lo stesso non si può dire del suo collega Patrick Schwarznegger, figlio di Arnold, che sembra avere due sole espressioni: col sorriso e senza.

Il resto del film è un contorno piuttosto scontato di quello che sembra essere diventato il prodotto vincente per il San Valentino degli ultimi anni: una love story adolescenziale ostacolata da una grave malattia.

Alla fine, è comprensibile covare un minimo groppo in gola, perché il film ci punta talmente tanto che bisognerebbe avere un cuore di pietra per rimanere impassibili.

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