Quel treno per Kiev: L’ultimo viaggio

di Laura Pozzi

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Un road movie tra passato, presente e futuro condotto da tre personaggi messi insieme da un imprevedibile destino interessato a condurli attraverso uno strano patto di alleanza, lungo un percorso della memoria e della ricerca della propria identità. L’ultimo viaggio è un racconto intenso e articolato, abilmente realizzato da Nick Baker Monteyes che vedrà luce nelle sale il prossimo 29 marzo distribuito dalla Satine Film.

Non sappiamo quante copie saranno in circolazione, presumibilmente non moltissime, ma per chi avrà la fortuna di trovarselo distribuito in qualche sala della propria città, consigliamo vivamente la visione (preferibilmente in lingua originale, vista la varietà e contaminazione delle lingue presenti). Un’automobile sfreccia veloce lungo una strada senza nome priva di qualsiasi riferimento geografico. Al suo interno un vecchio moribondo sdraiato sul sedile posteriore insieme a due giovani impegnati in una frenetica lotta contro il tempo. L’obiettivo si sofferma sul volto disperato e rassegnato di Adele, (un’intensa e partecipe Petra Schmidt-Schaller) che scopriremo poi essere l’intraprendente e caparbia antieroina di una storia dolorosamente attuale.

L’incisivo incipit racchiude in pochi minuti tutta la drammaticità di una parabola familiare, che al pari di tante famiglie tedesche sono state segnate dal regime nazista, dagli orrori della guerra e dall’Olocausto. Ma non solo, grazie ad una sceneggiatura ben congegnata il film riesce a combinare con sorprendente lucidità riferimenti storici del passato e situazioni attuali offrendo un apporto significativo su quello che sono i conflitti familiari odierni in Ucraina. Siamo a Berlino nel 2014 dove Adele ragazza inquieta e apparentemente poco affidabile, conduce la sua vita senza prendersi troppo sul serio. Il conflittuale rapporto con la madre Uli (Suzanne Von Borsody), subisce una svolta inaspettata quando, dopo la morte della nonna si vede costretta ad inseguire l’anziano nonno Eduard (l’impenetrabile Jurgen Prochnow) che rimasto improvvisamente vedovo decide di intraprendere un rischioso viaggio alla volta di Kiev senza evidente motivazione. Eduard ha 92 anni passati in gran parte a rimurginare su un passato scomodo e tenuto costantemente segreto.

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La sua incapacità di elaborare e convivere con un sentimento di colpa e un rimorso che attanaglia ogni singolo giorno della sua vita, lo hanno trasformato in un uomo scontroso e anaffettivo che sembra  bastare a se stesso. La diffidente e rigida estraneità nei confronti di Adele e del mondo circostante cominceranno a crollare nel momento in cui quel viaggio iniziato per regolare i conti con il passato si tramuterà nella consapevolezza che il senso di umanità alla fine prevale sempre, anche a dispetto di folli ideali politici che tentano di dividere le persone. Il provvidenziale incontro sul treno con Lew (Tambet Tuisk), giovane nato in Russia, ma cresciuto in Ucraina rappresenterà il motore per dare avvio a quel lungo e controverso processo interiore, capace di far chiarezza sul proprio passato e sulle proprie origini. Per Eduard risulterà fondamentale coinvolgere i due giovani nella ricerca di Svetlana il suo amore di gioventù e nel renderli testimoni della sua ammissione di colpa.

La storia seppur abbracciando tematiche affrontate più volte, riesce sapientemente a smarcarsi dal terreno del già visto grazie ad una regia solida e asciutta che accompagna i suoi protagonisti in modo discreto e privo di qualsiasi autocompiacimento. Inoltre puntualizza l’attenzione su un aspetto poco noto, ma fondamentale nel comprendere in parte le dinamiche interne ad un conflitto ostico e spinoso come quello della seconda guerra mondiale. Come spiega lo stesso Monteys: “Forse non tutti sanno che molti ucraini hanno combattuto insieme ai tedeschi contro il regime sovietico e i separatisti pro-russi dell’Ucraina orientale ancora lanciano accuse verso gli ucraini coinvolti, attaccati come fascisti e diffamati. Ancora più sconosciuto è il fatto che molti cosacchi combatterono con i tedeschi. Questi ultimi potevano venire etichettati come traditori o anche semplicemente collaboratori, ma ne L’ultimo viaggio è l’aspetto umano che è in primo piano: i tedeschi rigidi e i cosacchi, amanti del divertimento non erano solo in grado di combattere insieme, ma anche di vivere insieme e amarsi e questo nonostante la propaganda nazista, che etichettava gli slavi come sub-umani.” La morte di Eduard metterà fine e chiarirà molti degli interrogativi posti dalla sempre più coinvolta Adele che insieme a Lew e alla loro poco convenzionale e incerta storia d’amore, rappresenteranno il punto da cui ripartire per far sì che il passato non costituisca più una minaccia, ma un momento necessario per affrontare il presente e progettare il futuro.

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