L’immortale Henry Chinaski colpisce ancora, pubblicati 44 nuovi racconti di Charles Bukowski

di Laura Pozzi

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Curiosando tra gli scaffali di qualche libreria più o meno nota, non si può far a meno di notare come tra le novità il nome di Charles Bukowski sia divenuto una costante.

L’interesse smodato dimostrato dalle case editrici nei confronti del geniale scrittore tedesco morto nell’ormai lontano 1994, se da una parte aiuta a soddisfare i palati dei suoi fervidi sostenitori, dall’altra pone l’accento su una problematica affrontata di rado, ma dalla valenza sempre più forte soprattutto per chi è interessato a conoscere lo stato in cui versa l’attuale panorama letterario. Il voler riproporre in modo ossessivo e continuativo qualsiasi pagina ideata e trascritta dalla sua penna irriverente è solo un modo di perpetuare un passato invadente che dovrebbe lasciar spazio ad un presente incerto e sempre più oscuro. Invece per tener fede ad una tradizione più che mai feconda, ecco arrivare fresca fresca di stampa una nuova pubblicazione Guanda dal titolo La campana non suona per te.

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Questa volta a rubare la scena sono 44 nuovi racconti apparsi su riviste americane underground tra il 1948 e il 1985, mai raccolti in un volume negli Stati Uniti e inediti in Italia. Attraverso questi scritti con spunti più o meno autobiografici Bukowski ripercorre un quarantennio di storia americana affrontando i temi del suo realismo sporco: sesso, alcol, pazzia, emarginazione, solitudine, il tutto permeato dall’infinita e dissacrante nuda poesia che caratterizza da sempre la sua produzione artistica. Pur non essendo al suo meglio la lettura scorre in modo piacevole, ma di certo a nessuno verrebbe in mente di consigliare questo testo a chi ha poca dimestichezza con il suo strambo universo.

Questo perché dai racconti emerge una fretta particolare figlia magari di lavori su commissione da consegnare il prima possibile o semplicemente puri e semplici esercizi di allenamento. Certamente una pagina di Bukowski anche se non eccelsa vale molto più di un intero volume di qualche scarso scrittore contemporaneo, ma questo non è un buon motivo per scartare a priori autori poco appariscenti e pubblicizzati, ma dotati di talento. La letteratura americana è importante, ma sarebbe utile ampliare il raggio d’azione e soffermarsi ad esempio su autori di casa nostra come Francesco Dezio che con La gente per bene è riuscito a confezionare con rabbia ed ironia un caustico romanzo sulla precarietà, sulla politica inadeguata e sulle disparità sociali che si perpetrano di generazione in generazione. Perché come sosteneva lo stesso Bukowski in una delle sue frasi celebri: “Il mio consiglio ai giovani scrittori è quello di smettere di cercare consigli dai vecchi scrittori.” Consiglio più che mai pertinente anche per gli editori.

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