Tomb Raider: un connubio tra azione e sentimenti

di Cristina Peretti

lara croft out out magazine 2.jpg

Era il 2001 quando la bella e affascinante Angelina Jolie ha indossato i panni di Lara Croft nella prima realizzazione cinematografica della storia ispirata alla serie di videogiochi “Tomb raider”. Forte, coraggiosa e determinata, l’eroina virtuale aveva conquistato il pubblico e la critica, grazie alla bravura e alla versatilità dell’attrice che la interpretava.

A distanza di diciasette anni dal primo Tomb Raider, La Warner Bros. Picture e Metro-Goldwyn-Mayer Pictures hanno deciso di riportare Lara Croft sul grande schermo, dando vita a un reboot più sentimentale e dinamico, incentrato sulla prima vera avventura dell’esploratrice. Lara è una giovane ventunenne ribelle, che per sopravvivere lavora come corriere e nel tempo libero partecipa e a tornei di lotta libera.

Il padre, Richard Croft (Dominic West), è scomparso durante un viaggio di lavoro quando lei era ancora molto piccola. Non accettando questa presunta morte, rifiuta l’eredità e sette anni dopo, avendo scoperto la doppia vita del padre, non solo un intraprendente uomo d’affari, ma un avventuriero appassionato di soprannaturale, ossessionato dalla leggenda di Himiko, una potente strega, che “trasforma il giorno in notte”, sotterrata in un isola ai confini della terra, al largo delle coste del Giappone, nel bel mezzo del “Mare del Diavolo”, intraprende un viaggio rischioso per conoscere la verità che si nasconde dietro la scomparsa del padre. Lara si spinge oltre i propri limiti: audace, intelligente e inarrestabile, proprio come nel videogioco, attraversa foreste, si arrampica, finisce sott’acqua e lotta a mani nude contro i nemici.

lara croft out out magazine 1A dare il volto a quest’eroina, sostituendo inaspettatamente con ottimi voti Angelina Jolie, è il premio Nobel Alicia Vikander. “Quello che trovo interessante in Lara Croft, è il fatto che quando cade si fa male, ma si rialza immediatamente e continua a combattere per il suo obiettivo.”, commenta il regista Roar Uthaug. “Nel nostro film, questo accade sia che si trovi su un ring di boxe o durante una corsa in bicicletta, o addirittura in una corsa per la vita. Alicia è proprio così, non molla mai. Da autenticità ad ogni scena ed è dedita in ogni parte del processo. Sia che si tratti di una scena emotiva ò divertente, oppure una grande sequenza d’azione, fa sembrare reale ogni cosa che fa”. È proprio così: Alicia fa uscire il guerriero che è in lei, sia emotivamente, che fisicamente, da spessore al personaggio, rendendolo vero. Ma Tomb Raider non è solo un film d’azione. Paure, ansie e sentimenti trovano un loro posto nella storia. Lara è risoluta, ma anche vulnerabile, tosta, ma anche umana. È proprio l’amore per il padre che la spinge a intraprendere un’avventura mortale. Il suo abbandono è ancora una ferita aperta per la nostra protagonista, ma ora è tempo di gettare luce nell’oscurità e di fare i conti con il passato. Il rapporto padre-figlia è messo in primo piano, “Lara, tuo padre non c’è più, ma tu puoi continuare da dove lui l’ha lasciato, è nella tua natura”. Aspetto che ha stupito chi da Tomb Raider si aspettava solo un grande film d’azione. Dunque la prima avventura di Lara è un viaggio alla scoperta di se stessa, una prova di forza fisica, che la metterà di fronte alle sue insicurezze emotive. Insicurezze che vengono dominate con una carica energetica tale da travolgere lo spettatore, così da renderlo un vero e proprio tomb raider. Come se stesse giocando al videogames, il pubblico è al centro dell’azione e dell’avventura virtuale: corre, combatte, tira con l’arco e schiva pallottole attraverso gli occhi di Lara Croft.

Rispondi