Hitler contro Picasso: la frustrazione del Fuhrer trasformata in ossessione

di Lorenzo Bagnato

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Seicentomila. Seicentomila opere d’arte trafugate da gallerie, collezioni private e musei durante il Terzo Reich. Un numero impressionante, dal valore monetario incalcolabile, oltre che uno smacco micidiale alla concezione stessa di arte. Hitler e Goering, artefici di questo massacro culturale, consideravano i dipinti di Picasso, Chagall, Kandinskij e tutti i pittori moderni come spazzatura. Scarabocchi insensati su tela. La vera arte di stato era quella classica e rinascimentale.

Eppure migliaia di opere di Tiziano, Michelangelo, Vermeer e altri vennero usati per il solo scopo di rinforzare le casse dello stato. Hitler, pittore mediocre e fallito, provava grande soddisfazione nell’appropriarsi di grandi quadri, usandoli anche come deterrente contro gli altri capi di stato europei. Un vero e proprio Charles Foster Kane, affamato di potere e con l’inconscia intenzione di riempire il vuoto causato dalla sua mediocrità attraverso l’accumulo di opere dei grandi artisti.

Questa la storia raccontata in Hitler contro Picasso e gli altri: l’ossessione nazista per l’arte, fedele documentario diretto da Claudio Poli, sceneggiato da Sabrina Fedeli e Arianna Marelli e con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo. Un documentario assai interessante, che mostra uno dei pochi aspetti ancora rimasti sconosciuti della dittatura hitleriana, eppure anche uno dei più centrali. Il film, inoltre, non si limita a narrare la storia, ma tenta anche di entrare nella psicologia del Fuhrer e dei suoi collaboratori.

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Nella pellicola vengono alternate immagini di repertorio con riprese cinematografiche. Lo stesso Poli ha affermato di aver “ consultato materiali d’archivio, come i verbali scritti dai soldati americani che hanno fatto tantissimi interrogatori per ricostruire le vicende e abbiamo potuto utilizzare filmati d’epoca dai cataloghi tedeschi, russi e italiani. Poi abbiamo girato in cinque o sei Paesi diversi, nelle miniere di potassio in Austria dove erano state nascoste e accatastate le opere di Goering o il campo di concentramento di Theresienstadt in Repubblica Ceca.”.

Un intenso ed attento lavoro di ricerca, quindi, che ha condotto alla realizzazione di un documentario interessante e ben bilanciato, che merita di certo l’attenzione di molti.

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