Natale con gli alieni: Lello Arena in Parenti Serpenti

di Laura Pozzi

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Si alza il sipario e una scenografia mobile dalle sembianze post-atomiche accoglie lo spettatore, mentre dal fondo avanza ciondolante un uomo anziano che tra ironia e serietà si presenta al pubblico.

L’apparizione di Lello Arena, scatena un vero e proprio delirio e l’attore partenopeo non tarda a stabilire un rapporto esclusivo e confidenziale con chiunque abbia deciso di trascorrere la notte di Natale in compagnia della sua famiglia che da lì a poco si riunirà nel paesino d’origine dove ha trascorso la vita insieme a Trieste, moglie petulante poco incline a condividere la sua genuina esuberanza. L’arrivo dei tanto attesi parenti impatterà come un asteroide sul loro piccolo mondo di tradizioni incapace di far fronte a tanto cinismo e ipocrisia. Parenti serpenti tratta dall’omonima pièce teatrale di Carmine Amoroso e portata sul grande schermo da Mario Monicelli nel 1992 rivive sul palco del Teatro Eliseo dal 6 al 18 marzo per la regia del visionario Luciano Melchionna.

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L’audace messinscena del regista opta per l’abbattimento della quarta parente, permettendo allo spettatore di addentrarsi in modo quasi automatico nelle vicende di  sinistri personaggi  non troppo distanti dalla realtà. Saverio (un incontenibile e immenso Lello Arena) è il disilluso e cinico capofamiglia di un nucleo domestico malassortito dove a prevalere sono finti rapporti che sembrano trovare una fragile coesione durante le feste natalizie. Quattro figli, due maschi e due femmine con relativi coniugi sbarcano nella casa di famiglia come alieni, riversando tra loro fallimenti e delusioni di un’esistenza priva di valori e sentimenti.

Gli attempati genitori nel corso del loro breve, ma decisivo soggiorno tenteranno di far prevalere una visione di mondo falsamente riconciliante dove conservare un briciolo d’umanità. Proprio quella che sembra mancare agli ingrati figli repentinamente destabilizzati dalla disperata richiesta d’aiuto di Trieste, divenuta pienamente consapevole del poco tempo rimastole a disposizione. Il temibile scenario da lei prospettato di una convivenza forzata disseminata da rischi e incertezze condurrà gli alieni  a stringere una paradossale alleanza volta a trovare una soluzione finale che accontenti le parti. E poco importa se per arrivare al traguardo bisognerà ricorrere a qualsiasi mezzo atto a garantire la loro sopravvivenza. Lo spettacolo diviso in due parti, la prima più leggera e meno introspettiva della seconda fa leva sullo straordinario istrionismo di Arena, presente in scena per quasi tutta la durata della rappresentazione. Il suo Saverio apparentemente il personaggio più distaccato grazie a presunte perdite di memoria è il solo a trovare un modo efficace per rendersi immune da quell’universo caratterizzato da doppiezza e simulazione.

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Ma la sua lucidità non ne resta intaccata come dimostrano gli intensi monologhi indirizzati agli spettatori, divertiti testimoni di una realtà sempre più macabra. Si ride molto è vero, il cast è ben  affiatato e particolarmente ispirato nel valorizzare al meglio le nevrosi e fobie che contraddistinguono le loro esistenze, anche se i momenti migliori restano i duetti tra Saverio e Trieste (una straordinaria e disincantata Giorgia Trasselli). L’atmosfera resa via via sempre più opprimente da un’illuminazione tetra che preannuncia l’inevitabile tragedia rappresenta una sconfitta per lo spettatore divenuto improvvisamente impotente di fronte a tanta meschina efferatezza. Assistiamo muti alla disfatta e le risate (tanto care a Saverio) sono ormai un lontano ricordo. Quel che resta sono i disperati lamenti di Saverio e Trieste, inconsapevoli vittime di un maledetto imbroglio ideato da mostri dalle sembianze umane.

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