Oscar 2018 vs Box Office: quanto hanno guadagnato i candidati a miglior film?

di Nicolò Palmieri

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Un’altra stagione cinematografica si è appena conclusa, con la consegna degli Oscar 2018. La novantesima edizione degli Academy Awards ha avuto, come sempre, l’ultima parola sulle pellicole e sui personaggi più meritevoli dello scorso anno.

Come ben sappiamo, però, non sempre i gusti della giuria hollywoodiana e quelli del pubblico si incontrano, e non è scontato che un film pluripremiato sia anche primo in classifica al botteghino.

Ripensandoci, sembrano davvero lontane le annate in cui un solo film faceva incetta di premi, e allo stesso tempo trionfava al box office: erano i tempi dei “re Mida” James Cameron e Peter Jackson, che facevano a gara di record vincendo ben undici oscar e registrando incassi da oltre un miliardo di dollari, con i rispettivi film Titanic e Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re.

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Successivamente, nel corso degli anni, l’avvento sempre più prorompente del cinema indipendente ha fatto registrare un’inversione di tendenza, in particolare all’interno del cinema statunitense.

Quello che veniva considerato un settore rischioso e poco remunerativo è riuscito a diventare protagonista dell’offerta cinematografica mondiale, convincendo addirittura le grandi case di produzione a creare delle filiali che si occupino di produrre e distribuire esclusivamente film legati al cinema “indie”.

Inutile dirlo, i festival cinematografici hanno strizzato l’occhio a questo nuovo corso, e alla fine anche i premi più conservatori del mondo si sono arresi all’evidenza che non si può più ignorare un fenomeno di così larghe proporzioni.

Ed è in questo senso che si devono leggere le audaci vittorie degli ultimi anni nella categoria miglior film.

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Nel 2014 trionfò 12 anni schiavo, che registrò 55 milioni di dollari di incassi negli Stati Uniti. L’anno dopo fu la volta del rivoluzionario Birdman, il cui guadagno fu ancora più modesto: 42 milioni in patria, 103 totali. Alla cerimonia successiva fu Il caso Spotlight ad avere la meglio, ma anche quella volta la reazione del pubblico americano fu oltremodo tiepida, facendo registrare appena 45 milioni al botteghino. Infine, l’anno scorso, Moonlight si rese protagonista non solo della gaffe più celebre degli ultimi anni sul palco degli Oscar, ma anche e soprattutto per essere il primo film a tematica LGBT a conquistare la statuetta più ambita, nonché il primo con un cast composto esclusivamente da attori afroamericani. Eppure, guadagnò 27 milioni in patria, il secondo “Miglior film” con l’incasso più basso di sempre, dietro solo a The Hurt Locker.

Quest’anno erano ben nove i titoli che si contendevano il premio al miglior film, e si sono spartiti in maniera molto equilibrata sia le candidature generali che gli incassi.

Partendo dal vincitore, The Shape of Water si era presentato sin dalla Mostra di Venezia come il protagonista del rush finale ai premi. Successivamente, dalla sua uscita a dicembre nei cinema americani, ha racimolato circa 56 milioni di dollari in patria, per un incasso totale di 92 milioni in tre mesi, posizionandosi decimo in classifica al Box Office. Subito dopo la vittoria agli Oscar, invece, ha goduto del rimbalzo mediatico, arrivando a ben 119 milioni in tutto il mondo, risalendo le posizioni.

Quello che sarebbe dovuto essere l’altro grande contendente agli Oscar, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, ha varcato appena la soglia dei 50 milioni di dollari in patria, e non è l’unica delusione che dovrà smaltire, visto che ha collezionato solo due vittorie (Oscar alla Miglior attrice protagonista e al Miglior attore non protagonista, rispettivamente a Frances McDormand e a Sam Rockwell) su sette candidature.

Una delle sorprese più liete della stagione appena passata è rappresentata sicuramente da Chiamami col tuo nome, del nostro Luca Guadagnino. A fronte di un budget iniziale di 3.500.000 dollari, la pellicola ne ha incassati più di 17 milioni negli Stati Uniti, e altri 15 milioni nel resto del mondo, diventando il film d’amore omosessuale più redditizio dai tempi de I segreti di Brokeback Mountain. Il film di Guadagnino è ancora presente nelle sale, dopo quattordici settimane, pronto a monetizzare le quattro candidature e la vittoria alla Migliore sceneggiatura non originale da parte del mostro sacro James Ivory.

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Un altro film che si trova tuttora nelle sale e che può sorridere in relazione ai due Oscar appena conquistati, dei quali uno al Miglior attore protagonista vinto da Gary Oldman, è L’ora più buia.

La pellicola di Joe Wright ha incassato finora più di 55 milioni di dollari negli Stati Uniti, e non accenna a fermarsi, grazie soprattutto al successo ottenuto dal suo protagonista.

Il filo nascosto, invece, stacca di poco Chiamami col tuo nome, registrando un incasso di appena 20 milioni in patria. L’ultima fatica di Paul Thomas Anderson e Daniel Day-Lewis è ancora disponibile in alcune sale americane, ma deve anche digerire la quasi totale indifferenza dell’Academy, che ancora una volta nega ogni riconoscimento al cineasta americano, premiando tuttavia gli incredibili costumi.

Deve invece essere soddisfatta Greta Gerwig, che sforna una delle grandi sorprese di quest’anno, Lady Bird. Al suo debutto da regista, la giovane attrice americana lascia tutti a bocca aperta, confezionando una deliziosa opera indipendente che ottiene ben cinque nomination e che sfiora i 49 milioni di dollari. La pellicola è ancora in sala, e le due sorprendenti attrici candidate (Saoirse Ronan e Lauire Metcalf) costituiscono un ottimo richiamo al botteghino.

Arriviamo così ai grandi mattatori del Box Office, che rappresentano un ideale podio tra i film candidati.

In terza posizione c’è The Post, il film di Steven Spielberg con protagonisti Meryl Streep e Tom Hanks. Basta solo leggere i nomi per capire il motivo del successo, dal momento che tutti e tre ormai sono di casa agli Oscar. Tra le presenti, è la pellicola con meno candidature (Miglior film e, ovviamente, Miglior attrice protagonista), ma vanta più di 80 milioni guadagnati in patria, ed è ancora presente nelle sale.

Ancora più in alto, si piazza il film di un altro regista esordiente: Get Out, di Jordan Peele, il thriller/horror che sorprendentemente ha ottenuto quattro nomination, sfruttando la non velata satira del “liberalismo made in USA”, e aggiudicandosi la statuetta per la Migliore sceneggiatura originale. Con 176 milioni di dollari nei soli Stati Uniti, per un totale complessivo di 252 milioni, rappresenta il miglior ritorno di investimento tra i candidati. Distribuito a febbraio, è ormai disponibile in home video.

Infine, il vincitore morale di quest’ultima edizione è sicuramente Dunkirk, l’imponente opera di Christopher Nolan.

Oltre a Miglior film, vanta altre sette candidature, tra cui miglior regia. Le vittorie, come da previsione, sono arrivate per le categorie tecniche: Miglior montaggio, Miglior sonoro e Miglior montaggio sonoro.

Il regista inglese, ormai abituato a gestire produzioni con centinaia di milioni di dollari alle spalle, riesce anche stavolta nell’impresa: distribuito a partire da luglio, il film ha incassato 188 milioni negli Stati Uniti, e 337 nel resto del mondo, per un totale di 525 milioni di dollari, dichiarandosi inarrivabile al Box Office tra i nove candidati.

Eccezion fatta per gli ultimi due candidati al Miglior film, quindi, anche quest’anno gli Oscar si sono confermati attenti scrutatori del panorama cinematografico globale, considerando con un’omogenea giustizia il maggior numero possibile di opere, e chiudendo un occhio verso i possibili ricavi delle grandi major statunitensi.

Si direbbe che la strada intrapresa corrisponda, finalmente, al più esteso gusto del pubblico (un accanito pubblico cinefilo), e poco importa se in cima alla classifica degli incassi continueranno ad esserci titoli dispendiosi di grandi blockbuster.

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