Il giustiziere della notte: vendetta o giustizia?

di Cristina Peretti

il giustiziere della notte out out magazine 1.jpg

Sbarca nelle sale cinematografiche una nuova versione del Giustiziere della notte, campione d’incassi dopo Black Panther e Red Sparrow. Diretto da Eli Roth, il film riflette sul secolare conflitto tra giustizia morale e giustizia civile.

Tema delicato quello che affronta Eli Roth nel suo nuovo film, Il Giustiziere della notte: fin dove può spingersi la vendetta privata, quando le autorità competenti non sono in grado di fare giustizia? Remake del grande classico poliziesco diretto da Michael Winner 42 anni fa (1974), la storia è un intreccio di rabbia e destino, di frustrazione e depressione: “Le persone hanno la fantasia di ripulire le strade, di occuparsi da soli del crimine e di combatterlo. Questo è uno dei motivi per cui i film sui supereroi sono così popolari. Il film ruota attorno all’idea che la gente comune possa avere il potere di fermare il crimine e combattere il male”.

il giustiziere della notte out out magazine 2.jpg

Ma questa volta non ci sono supereroi, il Dr. Paul Kersey è un medico del pronto soccorso di Chicago, onesto e rispettato, ha tutto: una bella casa, una fiorente carriera, una moglie e una figlia. Durante un tentativo di rapina a casa sua, la moglie Lucy viene uccisa e la figlia Jordan, dopo aver combattuto contro i tre criminali, rimane ferita ed entra in coma. Per Paul tutto questo è troppo, tutto ciò che aveva gli è stato sottratto: “Amo la mia famiglia e quando aveva più bisogno di me non sono riuscito a proteggerla”. Sente di aver fallito negli obblighi morali che un uomo ha nei confronti della propria famiglia. Qualcosa dentro la sua mente inizia a cambiare, nuovi istinti e nuovi sentimenti di vendetta crescono senza controllo dentro di lui.

Le strade sono infestate da criminali notturni e in Paul affiora sempre più forte la convinzione che la polizia, da sola, non basta a proteggere i cittadini. Kersey decide di prendere nelle sue mani la difesa degli innocenti, trasformandosi nel “ giustiziere”, nel “mietitore” della notte. Armato, uccide diversi criminali di quartiere e inizia a dare la caccia agli assassini che hanno massacrato la sua famiglia. Diventa un eroe, trasportato dalla sete di vendetta e di giustizia. La sceneggiatura è molto diversa dalla versione del 1974: “Abbiamo scavato nel profondo, per decifrare la storia e vedere come poterla rapportare al pubblico di oggi”. Forse dovremmo parlare di “semplificazione”, e non di “rivisitazione”, a mio avviso. I sentimenti di dolore e di frustrazione sono strumentalizzati e banalizzati, in primo piano c’è un susseguirsi di scene splatter alleggerite da commenti sarcastici e “ravvivate” dal sottofondo musicale affidato agli AC/DC. Tuttavia, un punto di forza lo troviamo nel cast: a indossare i panni del protagonista è Bruce Willis, che col suo carisma riesce a trasmettere energia con ogni ruolo che interpreta: “Mi piace fare film di ogni tipo, ma devi sapere dove poter arrivare con un personaggio. Devi fare le tue scelte e seguirle. C’è un’immobilità in Paul kersey in gran parte di questo film che ho cercato di rappresentare”.

Da Pulp fiction a Il Sesto senso, Bruce ha dimostrato un’incredibile versatilità e il suo talento, insieme a quello di Elisabeth Shue(la moglie), Vincent D’Onofrio(il fratello) e Dean Norris(il detective), sono la struttura portante di questo film.

Rispondi