Nome di donna: Marco Tullio Giordana affronta il tema delle molestie sessuali

di Francesco Amato

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Dopo sei anni di inattività, Marco Tullio Giordana torna al cinema con Nome di donna. Il regista, famoso per film come Pasolini, delitto italiano e I cento passi, conferma il suo impegno sociale e politico dirigendo una pellicola che porta affronta il tema delle molestie sessuali sul lavoro.

Il film racconta la storia di Nina, madre single che trova lavoro in una prestigiosa clinica per anziano, poco fuori Milano. La ragazza, inizialmente felice per il suo nuovo lavoro, dovrà però scontrarsi contro le avance del direttore della struttura e l’omertà delle sue colleghe.

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Nome di donna è il film giusto al momento giusto, in un periodo nel quale il problema delle molestie sessuali rappresenta il tema più discusso, il film di Giordana riesce a far riflettere lo spettatore, con uno stile narrativo realistico, che mostra come questi eventi possano accadere a chiunque, in qualsiasi momenti.

La regia di Marco Tullio Giordana può sembrare inizialmente molto televisiva (fin troppo), ma ben presto arriva un cambio repentino, che aiuta lo spettatore ad entrare al meglio dentro la vicenda, mettendo esclusivamente il significato del film come elemento principale.

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La caratterizzazione dei personaggi è l’aspetto meno curato del film. Considerata l’importanza della storia, era importante analizzare per bene i pensieri e le motivazioni che muovono i personaggi all’interno della storia. Allo stesso tempo però, la mancanza di caratterizzazione dei personaggi, permette al regista di puntare completamente il fuoco sul messaggio sociopolitico del film.

Nome di donna, che uscirà non a caso l’8 marzo, è quindi un film che trasmette un messaggio politico importante, specialmente in periodi difficili come questo, che riesce appieno nel suo intento e che per questo andrebbe visto e fatto vedere.

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